mercoledì 20 settembre 2017

MTV20 - VOL. 2 : I MIGLIORI PROGRAMMI DI MTV AMERICA














Ovviamente il palinsesto di MTV Italia non era composto solamente da format ideati in Italia, ma anche da programmi importati dalla rete madre, MTV America. Si tratta di un ampio ventaglio di format: programmi musicali, programmi demenziali, dating show, reality show, serie tv e cartoni animati. Negli ultimi anni, dopo la svolta generalista, la presenza dei format americani ha preso il sopravvento sulla programmazione di MTV Italia, lasciando poco spazio ai programmi italiani e monopolizzando di fatto il palinsesto del canale.

02.01 Storia di Mtv U.S.A.

Intanto un breve cenno storico. Negli Stati Uniti, MTV andò in onda per la prima volta il 1° Agosto del 1981 come canale dedicato alla musica e il primo video musicale trasmesso fu quello di "Video Killed The Radio Star" dei The Buggles. A partire dagli anni Novanta MTV ha assunto un ruolo determinante all'interno del music-business, esercitando un'influenza così forte da modificarne le dinamiche: grazie alla sua programmazione l'emittente ha spesso contribuito alla 'glorificazione' degli artisti, favorendone la vendita dei dischi. In altre parole, nei suoi anni d'oro MTV non si è limitata a trasmettere i videoclip di un determinato artista, ma lo faceva conoscere ed avvicinare al pubblico, creando un rapporto con i fans sempre più stretto. E questo era dovuto ai tanti format di approfondimento musicale, alle interviste ma anche alle notizie di gossip, oltre ovviamente ai videoclip. Riassumendo, MTV possedeva la capacità di creare le 'star', sia che si parlasse di gruppi rock (basti pensare ai Nirvana e al celebre Unplugged del 1993), di boyband (Backstreet Boys, Nsync), di stelle del pop (Britney Spears, Christina Aguilera) o di personaggi controversi (Marilyn Manson, Eminem). E non è un caso che ai giorni d'oggi il mercato musicale stia vivendo una fase di crisi, ora che il contributo di MTV si è drasticamente ridimensionato.

Un aspetto che ha determinato il declino di MTV fu la crisi del videoclip musicale. Una crisi provocata soprattutto dall'ascesa di Youtube, che ha fatto la sua fortuna grazie alla fruibilità di contenuti audiovisivi in maniera veloce e diretta: un'ascesa che è diventata inarrestabile con l'arrivo delle connessioni Internet per tutti e degli smartphone. Comunque, a facilitare il declino dei videoclip non fu solo la difficoltà nel tenere il passo con Youtube e i siti di video sharing in generale, ma è stata anche la crisi che ha colpito l'industria discografica negli ultimi anni. Il discorso è semplice: meno vendono gli album, meno soldi vengono investiti per i video. E non è un caso che i videoclip più costosi di sempre (cioè quelli con budget da oltre un milione di dollari) siano stati realizzati prevalentemente negli anni Novanta (coincidendo con il periodo d'oro di MTV), e che dietro i video dei giorni nostri non ci siano più grandi investimenti (l'unica che ci ha provato è stata Gwen Stefani nel 2016 con il video di "Make Me Like You" che, comunque, non ha favorito il successo della canzone). Un'altra peculiarità dei videoclip era la loro capacità di rappresentare l'epoca in cui venivano girati, e questo grazie a registi con stili ed identità ben precisi, al punto da diventare non più solo dei video promozionali ma delle piccole opere d'arte cinematografica. Quindi se i video musicali adesso sono facilmente fruibili da un lato e sono meno spettacolari e rappresentativi dall'altro, è chiaro che un canale come MTV che è sempre andato a braccetto con la trasmissione dei videoclip perda una fetta importante di interesse, soprattutto da parte delle nuove generazioni.

Come già accennato, la programmazione odierna di MTV non è più incentrata sulla musica ma su programmi di stampo adolescenziale (e di basso livello) come 16 And Pregnant (del quale è stata realizzata anche la versione italiana Sedici Anni E Incinta), Teen Mom, Friendzone, I Used To Be Fat, Time's Up, con un paio di eccezioni che sono l'interessante Catfish e il divertente Ridiculousness. Altra nota dolente sono i doppiaggi: prima tutti i programmi americani erano sottotitolati, e quindi era un ottimo modo per imparare l'inglese aldilà della disciplina scolastica, mentre ora è il doppiaggio indiscriminato a farla da padrone, appiattendo ulteriormente uno scenario che è già piatto di suo.

02.02 I quindici migliori programmi di Mtv U.S.A.

Prima di elencare i migliori format di MTV America premetto che non ho incluso i cartoni animati (es. Beavis And Butt-Head, Celebrity Deathmatch) che verranno approfonditi in seguito, le serie tv (es. Scrubs, Boys and Girls, Life As We Know It) ed i programmi di video a rotazione (es. Yo! Mtv Raps). Riguardo questi ultimi, erano programmi basati solamente sulla trasmissione dei videoclip ma erano funzionali all'interno del palinsesto di MTV perché ognuno aveva la sua caratteristica di musica e la sua fascia oraria.

Prima di iniziare con la Top 10, ecco altri cinque programmi meritevoli di attenzione:

15. The Real World
Con questo format Mtv ha di fatto anticipato l'ondata dei reality show. Ideato dai produttori Mary-Ellis Bunim e Jonathan Murray, The Real World fu il primo reality della storia televisiva: lo scopo del programma era infatti quello di filmare sette giovani sconosciuti durante la loro convivenza all'interno di una casa. A differenza di altri popolari reality, non c'erano nomination né eliminazioni, i protagonisti venivano ripresi anche fuori dalla casa ed ogni stagione era ambientata in una città diversa, anche fuori dagli Stati Uniti (come ad esempio a Londra e a Parigi). The Real World è anche lo show più duraturo della storia di Mtv: andato in onda nel 1992 (dove fu ambientato a New York), nel 2017 è ancora attivo dopo ben 32 stagioni e oltre seicento episodi. Inoltre, la serie ispirò i due spin-off Road Rules e The Challenge, trasmessi sempre su Mtv rispettivamente dal 1995 e dal 1998, ed anche un programma italiano, Davvero, andato in onda nel 1995 su Rai2, che ne era praticamente la versione 'italianizzata'.

14. Punk'd
In onda dal 2003 e 2007. Presentato ed ideato da Ashton Kutcher, Punk'd era un programma di candid camera le cui vittime erano noti personaggi americani, da Beyonce a Zac Efron. Inizialmente il programma doveva chiamarsi "Harassment" e gli scherzi dovevano essere rivolti alle persone comuni, ma poi per problemi legali fu deciso di virare verso le celebrità. Nel 2012 lo show tornò in onda ma senza Ashton Kutcher.

13. Jersey Shore
In onda dal 2009 al 2012, Jersey Shore era un reality show che seguiva le vicende quotidiane di un gruppo di otto italoamericani (quattro ragazzi e quattro ragazze). Alcuni potrebbero storcere il naso visto che si tratta di un programma piuttosto 'trash' basato su risse, sbornie e sesso occasionale, ma è innegabile che sia stato uno dei format più popolari di Mtv in quegli anni. Furono realizzate sei stagioni, ambientate prevalentemente in New Jersey, tranne la seconda e la quarta stagione che furono girate rispettivamente a Miami e a Firenze. Jersey Shore ha quindi mostrato al grande pubblico lo stile di vita dei 'guidos' (il termine slang per definire i tamarri italoamericani) fatto di serate nei locali, palestra e abbigliamento appariscente, oltre ad alcune espressioni che sono diventate famose come "yeah buddy!" e "t-shirt time". Il successo del programma ha portato alla realizzazione di programmi simili come l'inglese Geordie Shore e lo spagnolo Gandia Shore, oltre a due spin-off (The Pauly D Project e Snooki & JWoww). 

12. Scarred
In onda dal 2007 al 2008 e presentato da Jacoby Shaddix (cantante dei Papa Roach), questo programma raccoglieva video amatoriali di gente che si fa male praticando skate o attività simili. In poche parole: un tripudio di caviglie, tibie, polsi e braccia rotte.

11. MTV Cribs
In onda dal 2000, era un programma dove venivano mostrate le ville delle star del music-business. Il bello è che sono gli stessi artisti a mostrarci le proprie dimore, comprese le loro collezioni di scarpe e di macchine. Nel 2009 venne ideata una versione alternativa del format: Teen Cribs, nel quale venivano mostrate le ville di adolescenti non famosi ma decisamente benestanti.

Ed ora la classifica dei dieci migliori format di MTV USA:

10. Made
In onda dal 2002, Made era uno pseudo-reality dove alcuni adolescenti venivano aiutati a superare le proprie difficoltà e a realizzare i propri sogni. Durante la puntata, ogni ragazzo veniva affidato ad un "made coach", cioè un esperto del settore, che lo motivava nel proprio percorso di raggiungimento dell'obiettivo. Il programma durava un'ora e finora sono state realizzate ben quindici stagioni per un totale di 280 episodi. Made è diventato uno dei format più longevi e popolari di Mtv perché ha in parte 'esorcizzato' le paure e le insicurezze di molti teenager americani.

09. Making The Video
In onda dal 1999 al 2009, grazie a questo format si poteva vedere come avveniva la realizzazione dei videoclip musicali. Il programma iniziava con una piccola spiegazione del video da parte dell'artista e del regista, per poi seguire tutte le tappe del progetto, dallo studio della coreografia (trattandosi spesso di video pop) alla registrazione delle singole scene, con qualche commento dell'artista tra una ripresa e l'altra, fino ad arrivare alla proiezione del videoclip montato e finito.

08. The Andy Dick Show
In onda dal 2001 al 2002 ed in Italia nel 2003, era un programma demenziale ideato e interpretato dal comico Andy Dick. Lo show consisteva in una serie di sketch dove fondamentalmente venivano imitati in maniera ridicola alcuni programmi televisivi americani, con comparsate di personaggi famosi come Ben Stiller e Moby. Sono state realizzate tre stagioni per un totale di 21 puntate.

07. Dismissed
Dating show nato nel 2001 ed arrivato in Italia dal 2004. Per chi non lo sapesse, il dating show è un programma il cui fine è quello di far frequentare due persone. Le puntate si basavano su appuntamenti a tre, nei quali due pretendenti dovevano dare il meglio di sè per poter essere scelti. Gli appuntamenti si dividevano in due fasi, una pomeridiana e una serale, ed erano organizzati dai pretendenti stessi, che si sfidavano in piccole gare sportive e soprattutto avevano la possibilità di stare da soli per un quarto d'ora con la persona da corteggiare. Alla fine della puntata la persona corteggiata sceglieva il corteggiatore che gli era piaciuto di più, pronunciando la frase "I'm sorry but you're dismissed" a colui che veniva scartato. Dismissed quindi era un programma che, rispetto ad altri dating show, si basava prevalentemente sulla competizione diretta tra i due contendenti.

06. Room Raiders
Altro popolare dating show ideato nel 2004 ed arrivato in Italia nel 2006. In questo programma un ragazzo o una ragazza doveva scegliere il suo potenziale partner tra tre pretendenti basandosi solamente su quello che trovava nelle loro rispettive case e, in particolare, nelle loro camere da letto. Per fare ciò, doveva quindi ispezionare ogni angolo della camera grazie ad una valigetta con dentro pinze, guanti e soprattutto una luce a raggi x per scovare macchie sospette. Il bello del programma, oltre al fatto che nelle stanze veniva trovato di tutto (giornaletti porno, sporcizia, macchie sui muri), è che la persona non conosceva l'identità dei pretendenti fino al momento della scelta finale e di conseguenza poteva solamente intuire a chi appartenessero le rispettive camere.

05. Viva La Bam
In onda dal 2003 al 2005. Presentato ed ideato da Bam Margera, stuntman della crew di Jackass, da cui il programma riprende lo stile, visto che ci sono molti sketch e stunt, incentrati soprattutto sullo skateboarding. La differenza sostanziale è la connotazione da serie tv/reality: Viva La Bam è stato girato prevalentemente a casa di Margera e sono stati coinvolti nelle riprese, oltre ai suoi amici, anche i suoi familiari, in particolare i genitori Phil ed April, vittime spesso di scherzi, e il celebre zio Don Vito (morto nel 2015). In totale sono state realizzate cinque stagioni.

04. Next
Dating show andato in onda in Italia dal 2005 al 2008. In questo programma un ragazzo o una ragazza aveva a disposizione cinque potenziali partners, che uno alla volta uscivano da un bus, il Next Bus. Se un pretendente non era gradito, veniva scaricato con la frase "next!" e si passava a quello successivo. Ogni pretendente guadagnava un dollaro per ogni minuto passato senza essere scaricato, e se veniva scelto doveva decidere se tenersi i soldi o se uscire ufficialmente col potenziale partner. Talvolta capitava che alcuni corteggiatori venissero scaricati appena scesi dal bus, e anche che venissero scaricati tutti e cinque.

03. Pimp My Ride
In onda dal 2004 al 2008 e presentato dal rapper Xzibit, in questo programma venivano recuperate delle macchine ridotte in pessime condizioni. Grazie al team di meccanici della West Coast Customs i mezzi venivano rimessi a nuovo e personalizzati assecondando le passioni dei rispettivi proprietari: si poteva tranquillamente passare da vecchi catorci scassati e arrugginiti a macchine esageratamente colorate ed accessoriate (cerchi cromati d'oro, alettoni, super impianto audio, tv al plasma...). Alla fine di ogni puntata il proprietario della macchina pronunciava la fatidica frase di ringraziamento: "Thanks MTV for pimping my ride!". Furono realizzate sei stagioni e ci fu anche una versione italiana del programma dal nome Pimp My Wheels (presentata dai Gemelli Diversi) dove venivano modificati motorini e apecar.

02. The Osbournes
In onda dal 2002 al 2005, The Osbournes era un reality show nel quale si mostrava senza filtri la vita del cantante Ozzy Osbourne e della sua famiglia. Protagonisti del programma, oltre ad Ozzy, erano la moglie Sharon (nonché manager del marito ma anche di gruppi come Smashing Pumpkins e Coal Chamber), la figlia Kelly (che in quel periodo tentò di sfondare nel mondo della musica) e il figlio Jack (che successivamente ha condotto il programma Adrenaline Junkie). Già dalla prima stagione il programma ottenne un enorme successo, diventando la serie tv più vista su Mtv e aggiudicandosi un Emmy Award nel 2002. Il punto forte della serie fu quello di portare il genere del reality (in ascesa in quel periodo) ad un nuovo livello, letteralmente 'entrando in casa' di un personaggio famoso e mostrandone alcuni lati finora nascosti, anche se è il confine tra vero e preparato in questi casi è molto sottile. In Italia gli episodi sono stati trasmessi sia doppiati che sottotitolati.

01. Jackass
Questo per me è il programma CULT di Mtv. Durato dal 2000 al 2002, Jackass non era altro che una sequenza di stunt e sketch di stampo demenziale. Insomma, una vera benedizione per qualsiasi adolescente di quel periodo. Per chi non avesse ancora capito di cosa si tratta, mi riferisco a gente che, solo per citarne alcune: sniffa wasabi, si infila lombrichi nel naso per farli uscire dalla bocca, si prende a martellate le parti basse, cucina e mangia omelette col proprio vomito e si fa incornare da tori furiosi. Non si parla comunque di gente a caso ma di un team di stunt-men professionisti, capeggiato da Johnny Knoxville, che comprendeva tra gli altri personaggi come Steve-O (indubbiamente il più pazzo), Bam Margera (il più acrobatico) e Chris Pontius (il 'party boy'). Creato da Jeff Tremaine insieme al regista Spike Jonze (che ha diretto i videoclip di artisti come Daft Punk e Fatboy Slim), furono realizzate tre edizioni ed ogni puntata (dalla durata di mezz'ora) era introdotta da un breve sketch di Knoxville, il quale pronunciava la famosa frase d'apertura "Hi I'm Johnny Knoxville, welcome to Jackass!". Dopo la fine delle serie furono realizzati tre film (nel 2002, nel 2006 e nel 2010) che non erano altro che versioni allargate dello show, e due spin-off (Wildboyz con Steve-O e Chris Pontius, e il già citato Viva La Bam). Nota di merito anche per l'inconfondibile canzone scelta come sigla iniziale del programma... La mitica "Corona" dei Minutemen.

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MTV20 VOL. 1.2 : I migliori programmi di MTV Italia
- MTV20 VOL. 1.3 : Il punto di vista dei protagonisti
- MTV20 VOL. 3 : I migliori cartoni animati di MTV

MTV20 - VOL. 3 : I MIGLIORI CARTONI ANIMATI DI MTV














Un'altra categoria che ha fatto la fortuna di MTV è stata quella dei cartoni animati. Sì perché i cartoni di MTV erano diversi da quelli delle reti generaliste, e per diversi intendo più sfacciati, irriverenti e 'particolari'. Come per i programmi, l'emittente non si è solamente limitata a trasmettere i cartoni, ma alcuni li ha pure ideati. Infatti alla fine degli anni Ottanta fu creata la MTV Animation, il dipartimento dedicato all'animazione, che rimase in piedi fino al 2001, anche se nel 2011 ci fu un tentativo di rilancio che non riscosse molto successo. MTV non trasmetteva solo cartoni americani ma anche cartoni giapponesi, dedicandogli un'intera serata: la cosiddetta Anime Night.

A proposito degli anime, non sono mai stato un appassionato del genere quindi nella mia classifica delle dieci migliori serie animate di MTV mancheranno molti cartoni giapponesi. Inoltre ho preferito includere anche cartoni animati atipici come quelli che hanno come protagonisti pupazzi o oggetti inanimati.

03.01 I dieci migliori cartoni animati di Mtv

10. The Fuccons
 
Sitcom giapponese creata nel 2002 con protagonista una 'famiglia' di manichini inanimati, i Fuccon, composta dai genitori James e Barbara e dai due figli Mikey e Laura. Si trattava di piccoli sketch, che Mtv trasmetteva durante gli intervalli pubblicitari, dove i bizzarri dialoghi si univano alle espressioni fisse dei manichini, rendendo il tutto a dir poco inquietante.

 09. The Boondocks
Ideato dal fumettista Aaron McGruder, The Boondocks (che tradotto in italiano significa "sobborghi") era un cartone animato che raccontava in maniera sarcastica la comunità afroamericana tramite le vicende della famiglia Freeman, composta dal nonno Robert Jebediah e dai due nipoti Huey e Riley. Questi ultimi rappresentavano le due 'facce' contrapposte della cultura afroamericana negli Stati Uniti: Huey era il fratello idealista e a favore dei diritti dei neri, mentre Riley era il fratello affascinato dalla cultura 'gangsta' dei ghetti. Negli Stati Uniti la serie è andata in onda sul canale Adult Swim dal 2005 al 2014 per un totale di quattro stagioni, mentre in Italia è stata trasmessa da Mtv ma solamente per le prime due stagioni.

08. Golden Boy
Anime giapponese del 1995 ispirato all'omonimo manga ideato da Tatsuya Egawa. In Italia fu trasmesso da Mtv nel biennio 2001/2002. Protagonista è il giovane Kintaro Oe che, in sella alla sua inseparabile bicicletta MezzaLuna, cambiava lavoro ad ogni puntata, imparando sempre cose nuove (il suo mantra era "imparo imparo imparo") e conoscendo molte donne. Eh sì perché la cosa che accomunava i posti di lavoro di Kintaro era l'esclusiva presenza femminile, ed infatti Golden Boy era un cartone animato leggero, simpatico ma soprattutto pieno di riferimenti sessuali. L'anime si suddivide in soli sei episodi, a differenza del manga che comprendeva dieci volumi.

07. Happy Tree Friends
Creato da Aubrey Akrum, Kenn Navarro e Rhode Montijo utilizzando Adobe Flash, Happy Tree Friends è un cartone animato diventato famoso grazie alla contrapposizione tra l'aspetto dei suoi personaggi, degli animali teneri e coccolosi, e le scene di ultra-violenza presenti in ogni episodio, con morti, sangue e sbudellamenti vari. Negli Stati Uniti la serie è stata trasmessa a partire dal 1999 via web da Mondo Media e dal canale televisivo G4, mentre in Italia è sbarcata su Mtv a partire dal 2002 circa. Si trattava di piccole storie di breve durata e ne sono stati realizzati più di cento episodi. Inoltre, nel 2008 è uscito anche un videogioco dal titolo "Happy Tree Friends: False Alarm".

06. Fur Tv
   
Cartone inglese andato in onda su Mtv Italia nel 2008 con protagonisti tre pupazzi irriverenti e politicamente scorretti: Fat Ed (metallaro volgare, violento e alcolizzato), Lapeño (brasiliano con la passione per le donne e per la musica) e Mervin (stupido, perverso e masturbatore cronico). Lo show fu ideato da Chris Waitt e Henry Trotter e prodotto da MTV Networks Europe e ne fu realizzata una sola stagione di quindici puntate, dalla durata di venti minuti ciascuna.

05. MTV Pets
 
Pets fu un altro cartone inglese con protagonisti pupazzi sboccati e irriverenti, ma ebbe decisamente più fortuna di Fur Tv. Furono realizzate due stagioni per un totale di 26 episodi, che furono trasmessi in Inghilterra su Channel 4 nel 2001, e poi su Mtv Italia tra il 2002 ed il 2003. Le vicende erano ambientate in una casa dove abitavano quattro animali di pezza: Trevor (un bulldog rozzo e volgare), Hamish (un setter colto e severo), JP (un pappagallo eccentrico) e Davina (una gatta persiana schizofrenica). In Italia la serie ottenne un buon successo grazie al suo stile surreale e scorretto, al punto che nel 2003 fu realizzata una trasmissione dal nome Pets Show, condotta dagli stessi Trevor e Hamish, ma che, a parer mio, non fu altro che una brutta copia dell'originale inglese.

04. Slam Dunk
Anime giapponese nato nel 1993 ed ispirato all'omonimo manga creato dal fumettista Takehiko Inoue nei primi anni Novanta. Trasmesso su Mtv Italia a partire dal 2000, Slam Dunk è un cartone animato incentrato sulla pallacanestro con protagonista Hanamichi Sakuragi, un giovane casinista che inizia a giocare nello Shohoku, la squadra di basket del suo liceo. Grazie al suo stile divertente ed appassionante, Slam Dunk è il mio anime preferito tra tutti quelli trasmessi da Mtv. In totale sono stati realizzati 101 episodi, della durata di circa venti minuti ciascuno.

03. Daria
Creato da Glenn Eichler e Susie Lewis Lynn e prodotto dalla Mtv Animation, Daria è un cartone animato andato in onda tra il 1997 e il 2002, del quale sono state realizzate cinque stagioni, 65 episodi e due film tv ("E' già autunno?" e "E' già ora di andare al college?"). Come si evince dal titolo, la protagonista della serie è Daria Mongerdorffer, una sedicenne cinica e pessimista, già presente in un altro cartone di Mtv, Beavis & Butt-Head. Daria infatti nasce come spin-off di Beavis & Butt-Head, approfondendo la vita della giovane protagonista, che fa parte di una stereotipata famiglia americana degli anni Novanta, con un padre (Jake) infelice, una madre (Helen) in carriera e fissata col lavoro ed una sorella (Quinn) che fa la cheerleader. Questo ambiente familiare, e la società in generale, spingono Daria, che sembra avere una maturità molto più sviluppata rispetto ai suoi coetanei, ad essere una persona chiusa ed apatica.

02. Celebrity Deathmatch
E' uno dei cartoni animati storici di Mtv, creato da Eric Fogel e realizzato in claymation dalla Mtv Animation. Andò in onda dal 1998 al 2002 per cinque stagioni, più una sesta che venne prodotta dai Cuppa Coffe Studios e trasmessa nel 2006 (in Italia nel 2007). Celebrity Deathmatch era una parodia del mondo del Wrestling, e consisteva in sfide di lotta sul ring (fino alla morte) tra personaggi famosi, interpretati da pupazzi di pongo. Personaggi fissi erano i due conduttori Johnny Gomez e Nick Diamond (che si congedavano alla fine di ogni puntata con la frase "buona notte e buone botte"), oltre all'arbitro Mills Lane. Viste le premesse, è chiaro che in ogni episodio erano presenti ampi spargimenti di sangue e violenze di ogni tipo. Nel 2003 uscì anche il videogioco del programma, pubblicato dalla Gotham Games.

01. Beavis and Butt-Head
E' il cartone animato storico di Mtv, il primo ad aver raggiunto il successo al punto che furono realizzate ben otto stagioni e più di 200 episodi. Ideato da Mike Judge, Beavis & Butt-Head fu trasmesso da Mtv negli Stati Uniti dal 1993 al 1997, ed in Italia a partire dal 1998. L'ottava stagione fu trasmessa nel 2011 (un anno dopo in Italia), per inaugurare il rilancio della Mtv Animation, che però non durò molto. Il cartone si basava sulle vicende disagiate di Beavis e Butt-Head, due adolescenti sfigati che, nonostante frequentassero la scuola, fondamentalmente erano dei nullafacenti che passavano il tempo a cazzeggiare e a guardare video musicali in televisione. Secondo me il motivo del successo di questa serie animata è stato proprio il saper rappresentare una parte della gioventù americana di quegli anni: spaesata, abbandonata e attratta da ogni forma di violenza trasmessa dalla televisione. In Italia i due protagonisti hanno avuto tre coppie di doppiatori diverse nel corso degli anni: Luigi Rosa e Paolo Rossi (prime tre stagioni), Elio e Faso degli Elio E Le Storie Tese (dalla quarta alla settima), ed infine Fabrizio Biggio e Francesco Mandelli (ultima stagione). Negli anni Novanta la notorietà del cartone era tale che nel 1995 uscì il videogioco "Beavis & Butt-Head Virtual Stupidity" (dove, tra le altre cose, si potevano raccogliere punti sputando ai passanti) e nel 1996 fu realizzato il film "Beavis & Butt-Head alla conquista dell'America".

giovedì 27 luglio 2017

DAL PEGGIORE AL MIGLIORE: LINKIN PARK (in ricordo di Chester Bennington)


Come per molti, la notizia della morte di Chester Bennington ha scosso pure me. Non sono un fan dei Linkin Park ma li ho sempre seguiti nonostante non abbia apprezzato più di tanto il loro percorso musicale dopo Hybrid Theory (un disco che tralaltro ho ascoltato molto da adolescente). Mi dispiace veramente tanto che Chester non sia riuscito a vincere il dolore che portava dentro, e come lui tante altre persone più o meno famose. E allo stesso modo mi dispiace che il mondo della musica abbia perso un cantante così dotato, che nei Linkin Park rappresentava il componente più talentuoso. Ma oltre al suo gruppo principale, Chester ha regalato la sua voce in altri due progetti: il side project Dead By Sunrise, il cui album Out Of Ashes uscì nel 2009 senza riscuotere molto successo, e una parentesi come cantante degli Stone Temple Pilots, che portò nel 2013 all'EP High Rise.

Che piaccia o meno, Chester Bennington è stato uno dei cantanti più caratteristici del rock degli ultimi anni, e per rendergli omaggio ho pensato di stilare una classifica degli album dei Linkin Park escludendo il materiale 'extra' come i dischi di remix (Reanimation, Collision Course, Recharged). Non si sa cosa se ne sarà dei Linkin Park, ma considerato che si tratta di un gruppo di una certa importanza, con milioni di fans e ancora in grado di fare incassi di un certo tipo, la mia impressione è che continueranno comunque per la loro strada. Poi chissà.

Dal peggiore al migliore: gli album dei Linkin Park

7 - One More Light [2017]
Tracce consigliate: One More Light, Invisible

C'è poco da fare, il peggiore album dei Linkin Park con Chester Bennington al microfono è proprio l'ultimo One More Light, uscito pochi mesi prima della morte del cantante. Si tratta di un album pop a tutti gli effetti, ma il problema non è quello. Il problema è che One More Light, aldilà del genere di riferimento, è proprio un lavoro non riuscito, con un tappeto sonoro impalpabile e canzoni piatte e monotone. L'unico brano degno di nota lo regala proprio Chester, con una prestazione intensa nella title-track "One More Light". Per il resto, un album che conferma la difficoltà della band nel trovare una propria dimensione. Per la recensione completa clicca qui.

6 - A Thousand Suns [2010]
Tracce consigliate: Waiting For The End, Burning In The Skies, The Catalyst

Il quarto album A Thousand Suns rappresenta la pietra dello scandalo della discografia dei Linkin Park. Fondamentalmente perché lo "stacco" con gli album precedenti fu piuttosto netto: se già in Minutes To Midnight ci fu un allontanamento dalle sonorità degli esordi, in questo disco il cambiamento fu ancora più evidente. A Thousand Suns è anche l'album più sperimentale del gruppo non solo a livello musicale, con l'accantonamento del rock in favore di un approccio più mirato all'elettronica, ma anche come tematiche, visto che il disco è una sorta di concept sulla guerra nucleare. L'idea di volersi spingere oltre è apprezzabile ma il risultato non fu dei migliori, e quello che ne venne fuori fu un pastrocchio confuso, come dimostrano alcune scelte discutibili come i ben sei interludi sparsi nella tracklist. A dir poco deludente.

5 - The Hunting Party [2014]
Tracce consigliate: Final Masquerade, Keys To The Kingdom, Guilty All The Same

Dopo le sperimentazioni electro pop dei precedenti A Thousand Suns e Living Things, il sesto album The Hunting Party segna quasi inaspettatamente un ritorno verso sonorità più dure. Si tratta infatti di un disco rock in pieno regola, con una produzione piuttosto grezza e ospiti importanti (Tom Morello, Daron Malakian, Rakim), che lascia poco spazio alle sonorità electro pop di Living Things, fatta eccezione per il singolo "Until It's Gone". Tutto ok quindi, e invece... Non mi ha convinto. L'ho percepito come un disco poco sentito e in sostanza poco convincente, come se la band sentisse la necessità di realizzare un contentino per i fans, e lo dimostra il fatto che all'interno della loro discografia rappresenti un capitolo quasi a sé, sfilato sia dai lavori precedenti che da quello seguente.

4 - Living Things [2012]
Tracce consigliate: Castle Of Glass, Powerless, In My Remains

Per me Living Things è l'album che avrebbe dovuto tracciare la direzione per il futuro sound dei Linkin Park, ma così non è stato. Pur non essendo chissàcosa, è un disco electro pop-rock equilibrato, che unisce melodia, suoni moderni e un tocco di ruvidità. Insomma, quello che poteva essere A Thousand Suns se le idee fossero state messe un pò più a fuoco. Preso per quello che è, Living Things è un album piacevole che riesce ad avere un'identità all'interno della discografia della band californiana.

3 - Minutes To Midnight [2007]
Tracce consigliate: Leave Out All The Rest, Bleed It Out, Given Up

Minutes To Midnight è il disco del rinnovo. Finito il nu metal come moda, Chester e soci (con l'aiuto del produttore Rick Rubin) cambiano pelle virando verso sonorità pop rock. Il sound diventa quindi più morbido, abbandonando la 'potenza' dei primi due album, anche se non mancano canzoni più tirate come l'opener "Given Up". Ovviamente non manca il gusto per la melodia orecchiabile, come testimonia il singolo di lancio "What I've Done", che riscosse un ottimo successo, ed anche gli altri singoli ("Bleed It Out", "Shadow Of The Day", "Leave Out All The Rest") ebbero un discreto riscontro. Nonostante alcuni alti e bassi, Minutes To Midnight è un buon disco che di fatto rappresenta un 'ponte' tra gli esordi rap metal e le sperimentazioni electro-pop degli album a seguire.

2 - Meteora [2003]
Tracce consigliate: Faint, Numb, Don't Stay

Quando un gruppo realizza un disco d'esordio che diventa un successo planetario si trova davanti ad una scelta: o continuare sulla linea vincente o rimettersi subito in gioco provando a cambiare e ad evolversi. Con Meteora i Linkin Park scelsero la prima opzione e in fin dei conti non hanno avuto tutti i torti visto che il disco fu molto amato dai fans, vendendo più di 15 milioni di copie nel mondo. Anche stavolta i singoli degni di nota non mancano: "Somewhere I Belong", "Faint", "Numb" e "Breaking The Habit", una traccia che di fatto anticipa le future inclinazioni della band. La formula di Meteora fu la stessa del suo precedessore, solo meno 'sofferta' e ancora più orecchiabile: non mancano quindi i riff semplici e ultra-pompati di Brad Delson, l'alternanza tra le urla di Chester ed il rappato di Mike Shinoda, oltre agli inserti elettronici di Joe Hahn (qui ancora più presenti rispetto all'esordio). Il risultato è un album godibile nella sua semplicità e coerente con il nu metal 'commerciale' proposto dalla band, anche se decisamente poco coraggioso.

1 - Hybrid Theory [2000]
Tracce consigliate: In The End, One Step Closer, With You

Penso che non ci siano dubbi nel considerare Hybrid Theory come il migliore album dei Linkin Park. E' stato il disco giusto al momento giusto: un album nu metal uscito in pieno periodo nu metal, con canzoni dirette ma anche introspettive, senza le spacconerie dei 'rivali di classifica' Limp Bizkit e senza la violenza esplicita (sia sonora che testuale) dei colleghi Slipknot e Korn. Un disco quindi aggressivo ma anche riflessivo, che in sostanza portava il rap metal in una dimensione più accessibile, e non a caso fu un successo mondiale: Hybrid Theory infatti ha venduto più di 25 milioni di copie nel mondo, diventando disco di diamante negli Stati Uniti. Per non parlare dei singoli, dalle potenti "One Step Closer" e "Papercut" agli inni "In The End" e "Crawling", anche se non vanno sottovalutate altre ottime tracce come "With You", "Runaway" e "A Place For My Head". In poche parole, fu l'album che sdoganò definitivamente il nu metal e che portò un'intera generazione ad avvicinarsi alla musica cosiddetta alternativa.

E per concludere, un ultimo omaggio...

"When my time comes
Forget the wrong that I've done
Help me leave behind
Some reasons to be missed
And don't resent me
And when you're feeling empty
Keep me in your memory
Leave out all the rest
Leave out all the rest"

R.I.P. Chester

mercoledì 28 giugno 2017

CONTROL (A. CORBIJN)


Nel 2007, dieci anni fa, uscì Control, l'ottimo debutto cinematografico del regista Anton Corbijn, noto prima di allora per aver realizzato videoclip musicali per grandi gruppi come U2, Depeche Mode e Nirvana.

Control racconta la tormentata storia di una grande icona del rock, ossia Ian Curtis, leader dei Joy Division. La pellicola, che segue fedelmente la biografia dell'ex moglie Deborah "Touching From A Distance", ripercorre le tappe più importanti della vita di Curtis (un eccezionale Sam Riley) a partire dall'adolescenza, ma anche della carriera degli stessi Joy Division. Un percorso in bianco e nero che passa dai Warsaw (il nome della band agli esordi), dalle prime performance televisive e dai primi tour, dalle canzoni che verranno composte per il capolavoro Unknown Pleasures (tra cui "She's Lost Control", da cui è tratto il titolo del film), fino alla crisi che porterà Curtis al suicidio e al conseguente scioglimento del gruppo, che proseguirà col nuovo nome New Order.

Il difetto di questa opera è sostanzialmente uno: quello di non aver approfondito a pieno le cause che hanno spinto il cantante inglese alla sua tragica decisione, puntando un po' troppo sulle sue vicende sentimentali. Il suo malessere fu la conseguenza di una depressione e di un male di vivere talmente forti che sembra riduttivo concentrarsi solamente sulla travagliata relazione con la moglie.

Riassumendo, Control è un buon 'strumento' per conoscere la storia dei Joy Division e del loro leader. Da vedere per i fans, vivamente consigliato per tutti gli altri.

martedì 13 giugno 2017

VI PRESENTO LA PIZZERIA "PIZZA CAZZO"


Dopo aver scritto qualche mese fa del bar Dio Bestia in Giappone, voglio doverosamente omaggiare un altro esercizio commerciale estero con un nome italiano alquanto 'audace': stavolta si tratta della pizzeria Pizza Cazzo, situata nel comune di Špačince, all'interno del distretto di Trnava, in Slovacchia.

Nata nel 2012, la pizzeria oltre ad avere una pagina Facebook con poco più di 700 likes, ha anche un sito ufficiale dove poter leggere tutte le varietà non solo di pizza ma anche di insalata e pasta. Il sottotitolo, nonché slogan per catturare i clienti, è "la pizza più grande e migliore in lungo e largo", almeno stando a Google Traduttore. Inoltre, per chi dovesse passare in zona, la pizzeria è aperta tutti i giorni, tranne il lunedì, dalle 10 alle 22, con l'eccezione della domenica dove l'orario è dalle 16 alle 21.

A quanto pare però, questa pizzeria slovacca a breve cambierà nome... Evidentemente, dopo anni, qualcuno gli ha fatto notare l'ambiguità linguistica!

Ah non c'entra niente ma tra le foto presenti sulla pagina Facebook c'è anche quella del loro furgone, con tanto di logo Pizza Cazzo, ribaltato in un campo.

mercoledì 7 giugno 2017

ORAS - KARKOSA


In questo periodo non sono stato molto attivo sul blog... Il motivo principale è che ho seguito l'uscita del mio album Karkosa. L'ho ideato, scritto e prodotto completamente per conto mio, curando anche le grafiche e i videoclip. Per quanto riguarda registrazione, mixaggio e mastering, mi sono affidato ad uno studio di registrazione di Firenze.

Quello che voglio fare non è ovviamente recensire il disco, visto che sarebbe alquanto ridicolo, ma descrivere nel dettaglio ognuna delle dieci tracce che compongono Karkosa, perché dietro questo lavoro c'è un concept ed ogni traccia ha un suo significato. In True Detective, "Carcosa" era un luogo oscuro e inquietante, una rappresentazione del male che affligge il mondo. "Karkosa" invece è la trasposizione in musica di quell'angolo oscuro e inquietante della mia mente, ma anche di quella di ognuno di noi, dove annidiamo le nostre perversioni e i nostri malesseri. L'album si può riassumere come una spirale discendente verso il mio lato 'dark'.

Karkosa si può dividere in due metà: la prima si avvicina di più agli stilemi del rap, mentre la seconda è più inquietante, in quanto i testi si fanno più crudi e la musica più sperimentale.

#1 CHI SEI?
Più che la prima traccia, è "l'intro" dell'album perché è la canzone che introduce l'ascoltatore nel mondo di Karkosa. Pur non essendo un pezzo rap non è slegato dal mood dell'album grazie al suo tocco inquietante. La canzone in realtà è una conversazione con me stesso, ed infatti il tema è il dualismo: l'essere artista da un lato e l'essere una persona normale che vive in questa società dall'altro spesso può portare ad avere due identità distinte, e dover scegliere quale far emergere a volte può essere difficile, almeno nel mio caso. Anche a livello di sound la canzone rispecchia questo tema: la prima parte infatti è più riflessiva, con un sound più votato all'elettronica ambient, mentre nella seconda parte i battiti si fanno più serrati in un vortice più confusionario.

#2 ANTICELEBRAZIONE
A molti rapper piace parlare di sé nelle canzoni, auto-celebrandosi e ribadendo che sono i migliori nella scena. Io invece sono un perfetto "nessuno", quindi ho preferito introdurmi con una canzone "anti-celebrativa", dove racconto in maniera sincera il mio personale percorso musicale senza elogi, ma anzi facendo notare che sono uno sconosciuto qualunque, come si evince dal ritornello. Come sound, la ritengo una traccia forte ma dal gusto 'classico', perché è composta solo da un beat con delle note di pianoforte.

#3 QUESTO LOCALE
E' la "club banger" di Karkosa. Una club banger a modo mio ovviamente, non è una traccia da ballare. Parla della voglia di divertirsi e spaccare tutto ed è nata soprattutto in prospettiva live: infatti è una canzone veloce, moderna e con un finale decisamente aggressivo. La particolarità del testo è che tutti i versi delle strofe sono composti da cinque parole.


#4 UTILITARIE
Molti album che ho ascoltato avevano una canzone più accessibile (solitamente il singolo di lancio) che si discostava dal resto del disco, e ho cercato di fare la stessa cosa in Karkosa. "Utilitarie" è una traccia orecchiabile e con una base abbastanza negli standard del genere, ma il suo punto forte per me è la tematica: la canzone infatti parla in maniera ironica di un grave problema che attanaglia l'Italia, la disoccupazione giovanile. Ho scritto questa canzone tra il 2013 e il 2014 quando ero disoccupato e l'Italia stava vivendo una situazione molto difficile. Il videoclip è coerente col testo, visto che vengono elencati i cambiamenti normativi avvenuti nel mercato del lavoro in Italia negli ultimi venti anni.


#5 NON MI FERMO
E' l'ultima canzone che ho scritto per il disco, e secondo me musicalmente si avverte una maggiore 'cura'. Mi sono ispirato al sound G-Funk della West Coast anni Novanta, e infatti quello che è venuto fuori è un pezzo molto ritmato e divertente, grazie anche al testo con molte punchline e al ritornello orecchiabile. La canzone è il mio modo di comunicare che continuerò a fare quello che faccio, che piaccia o meno, perché non mi interessa il parere degli altri, e che nessuno può fermare il mio flusso creativo.

#6 RISCOSSA
Si entra nella seconda metà del disco e questa canzone è il perfetto anello di congiunzione tra le tracce precedenti e quelle a seguire. Il beat infatti è più lento anche se mantiene una certa potenza, mentre il testo è personale ma nello stesso tempo universale, perché parla di sensazioni e situazioni che bene o male abbiamo vissuto tutti. Il tema di "Riscossa" è quello di non abbattersi anche se nella vita ci sono dei momenti negativi, dove si perde la stima in sé stessi e nelle persone che ci circondano, ma non bisogna darla vinta a chi non ci valorizza. Secondo me è una canzone che può dare la giusta carica motivazionale nei momenti di sconforto.

#7 KARKOSA
La title-track ci introduce nel 'concept' dell'album: da qui in poi la spirale discendente verso il baratro sarà più ripida e veloce. La canzone è la chiave di lettura del disco, infatti è introdotta e conclusa da citazioni di Rust Cohle (il protagonista della prima stagione di True Detective, interpretato da Matthew McConaughey), e descrive una serie di situazioni orribili ma purtroppo vere per rappresentare il mondo in cui viviamo e la mente dell'uomo. Il "Carcosa" di True Detective, luogo maledetto e dannato, qui è trasportato nella realtà nella maniera più cruda possibile. Musicalmente ho pensato che ci volesse un beat atipico e spiazzante, e per farlo ho registrato dei suoni da solo per poi modificarli e renderli più inquietanti.

#8 CHIAVENNA
Pur durando neanche due minuti, questa canzone ha un grande intensità. L'idea era di raccontare un terribile fatto di cronaca avvenuto nel Giugno del 2000, e cioè l'uccisione di suor Maria Laura Mainetti, avvenuta nel piccolo paese di Chiavenna, in provincia di Sondrio, per mano di tre ragazze la cui malsana idea era di mettere in atto un sacrificio umano in onore di Satana. Nelle sedici barre che compongono la canzone cerco di descrivere ciò che successe quella sera, e per dare un maggior senso di 'freddezza' ho scelto una base in stile dubstep.

#9 BESTIE
Questa traccia si collega inevitabilmente a quella precedente perché viene trattato un altro grave fatto di cronaca nera avvenuto in Italia in quegli anni, anche più sconvolgente di quello raccontato in "Chiavenna". Si tratta della vicenda delle "Bestie di Satana" e in particolare dell'omicidio di Fabio Tollis e Chiara Marino avvenuto nel Gennaio del 1998 in provincia di Varese, a Somma Lombardo. Tutta quella vicenda mi ha sempre colpito fin da ragazzino perché, come per l'omicidio di suor Maria Laura, era figlia dei suoi tempi: l'influenzabilità di alcuni giovani, l'uso di droghe e l'adesione ad assurde dottrine sataniste, al punto da perdere il contatto con la realtà, non erano altro che i sintomi del male che si celava sotto la monotona e tranquilla vita di provincia di quegli anni. Inoltre, "Bestie" è la traccia più 'datata' tra quelle presenti in Karkosa, visto che ne scrissi il testo nel 2013.

#10 FANCULO
La conclusione del percorso di Karkosa, che porta alla consapevolezza finale. Dopo la mia presentazione, il mio iniziale 'entusiasmo' fatto di rabbia ed impeto giovanile, ho conosciuto il marcio che c'è nelle persone e nel mondo, fino ad arrivare alla fine della mia spirale discendente. Questa traccia è divisa idealmente in due fasi: la prima è più rassegnata, dove mi rendo conto delle cose che non sopporto e sembro quasi accettarle, mentre la seconda rappresenta uno sfogo finale, dove non voglio accettare gli stilemi e i principi su cui si regge questa società fatta di regole non scritte e "prassi" da rispettare, fino ad arrivare al delirio finale dove culmina la mia lotta interiore iniziata nella prima traccia. Insomma... Un "fanculo" liberatorio, prima di tornare alla vita di tutti i giorni con una nuova amara consapevolezza.

Per ascoltare Karkosa in streaming:

lunedì 29 maggio 2017

LINKIN PARK - ONE MORE LIGHT


I Linkin Park sono usciti finalmente allo scoperto. In questi anni ci hanno girato intorno ma alla fine sono riusciti ad abbandonare il rock per realizzare un album che si può definire pop a tutti gli effetti. Il problema però non è che "non sono più quelli di Hybrid Theory" perché non lo sono da almeno dieci anni, è che One More Light è proprio un brutto album in generale.

A questo punto, se questi erano gli intenti di Chester Bennington e soci, non capisco veramente il senso di pubblicare nel 2014 un disco come The Hunting Party che faceva intendere un ritorno, seppur minimo, verso sonorità più ruvide. La considerazione che ne viene fuori è che il processo evolutivo del sound dei Linkin Park risulti alquanto sconclusionato. A Thousand Suns e soprattutto Living Things, pur essendo due lavori piuttosto mediocri, avevano tracciato la linea per il futuro ed è da lì che si sarebbe dovuto sviluppare il nuovo suono della band: un pop rock dai forti connotati elettronici che strizza l'occhio alle classifiche ma anche alle nuove generazioni 'alternative'. E invece prima un trascurabile album di remix ultra tamarri (Recharged), poi un disco (il già citato The Hunting Party) che ha segnato un passo indietro verso il passato 'heavy', e poi di colpo l'improvvisa virata pop di questo nuovo album. Una virata che ha portato i Linkin Park in un territorio molto spinoso, da cui ne sono usciti con le ossa rotte, perché fare un buon album pop non è per niente facile, e lo è ancora meno accontentare la propria fan-base, la critica e avere anche buoni riscontri di vendite.

In sostanza One More Light è un disco anonimo e tutt'altro che ispirato, con un tappeto sonoro impalpabile che rende le canzoni piatte e monotone, senza contare alcune scelte discutibili come le vocine pitchate di sottofondo messe qua e là tanto perché vanno di moda. Le tracce sono tutte pervase di melodia, senza 'guizzi' particolari, e l'elettronica la fa da padrona: l'unico episodio vagamente rock è "Talking To Myself", mentre "Good Goodbye" rappresenta la traccia hip hop oriented, con la presenza di Pusha T e Stormzy che però non fanno la differenza. Il singolo "Heavy" non è 'commerciale' come dovrebbe essere e sfigura nel confronto con le hit del momento (ma anche con quelle del loro stesso repertorio), mentre un discreto esempio di 'orecchiabilità' è "Invisible", l'unica canzone cantata interamente da Mike Shinoda. Menzione a parte per la title-track, minimale ma intensa, la traccia migliore del disco.

Ribadisco, il problema non è cambiare genere o essere pop ma secondo me non è più accettabile che un gruppo attivo da oltre quindici anni non sia ancora in grado di trovare una propria dimensione e, oltretutto, si possa ancora permettere di fare passi falsi del genere.

Tracce consigliate: Invisible, One More Light.