Nel 2007, dieci anni fa, uscì Control, l'ottimo debutto cinematografico del regista Anton Corbijn, noto prima di allora per aver realizzato videoclip musicali per grandi gruppi come U2, Depeche Mode e Nirvana.
Control racconta la tormentata storia di una grande icona del rock, ossia Ian Curtis, leader dei Joy Division. La pellicola, che segue fedelmente la biografia dell'ex moglie Deborah "Touching From A Distance", ripercorre le tappe più importanti della vita di Curtis (un eccezionale Sam Riley) a partire dall'adolescenza, ma anche della carriera degli stessi Joy Division. Un percorso in bianco e nero che passa dai Warsaw (il nome della band agli esordi), dalle prime performance televisive e dai primi tour, dalle canzoni che verranno composte per il capolavoro Unknown Pleasures (tra cui "She's Lost Control", da cui è tratto il titolo del film), fino alla crisi che porterà Curtis al suicidio e al conseguente scioglimento del gruppo, che proseguirà col nuovo nome New Order.
Il difetto di questa opera è sostanzialmente uno: quello di non aver approfondito a pieno le cause che hanno spinto il cantante inglese alla sua tragica decisione, puntando un po' troppo sulle sue vicende sentimentali. Il suo malessere fu la conseguenza di una depressione e di un male di vivere talmente forti che sembra riduttivo concentrarsi solamente sulla travagliata relazione con la moglie.
Riassumendo, Control è un buon 'strumento' per conoscere la storia dei Joy Division e del loro leader. Da vedere per i fans, vivamente consigliato per tutti gli altri.
Dopo aver scritto qualche mese fa del bar Dio Bestia in Giappone, voglio doverosamente omaggiare un altro esercizio commerciale estero con un nome italiano alquanto 'audace': stavolta si tratta della pizzeria Pizza Cazzo, situata nel comune di Špačince, all'interno del distretto di Trnava, in Slovacchia.
Nata nel 2012, la pizzeria oltre ad avere una pagina Facebook con poco più di 700 likes, ha anche un sito ufficiale dove poter leggere tutte le varietà non solo di pizza ma anche di insalata e pasta. Il sottotitolo, nonché slogan per catturare i clienti, è "la pizza più grande e migliore in lungo e largo", almeno stando a Google Traduttore. Inoltre, per chi dovesse passare in zona, la pizzeria è aperta tutti i giorni, tranne il lunedì, dalle 10 alle 22, con l'eccezione della domenica dove l'orario è dalle 16 alle 21.
A quanto pare però, questa pizzeria slovacca a breve cambierà nome... Evidentemente, dopo anni, qualcuno gli ha fatto notare l'ambiguità linguistica!
Ah non c'entra niente ma tra le foto presenti sulla pagina Facebook c'è anche quella del loro furgone, con tanto di logo Pizza Cazzo, ribaltato in un campo.
In questo periodo non sono stato molto attivo sul blog... Il motivo principale è che ho seguito l'uscita del mio album Karkosa. L'ho ideato, scritto e prodotto completamente per conto mio, curando anche le grafiche e i videoclip. Per quanto riguarda registrazione, mixaggio e mastering, mi sono affidato ad uno studio di registrazione di Firenze.
Quello che voglio fare non è ovviamente recensire il disco, visto che sarebbe alquanto ridicolo, ma descrivere nel dettaglio ognuna delle dieci tracce che compongono Karkosa, perché dietro questo lavoro c'è un concept ed ogni traccia ha un suo significato. In True Detective, "Carcosa" era un luogo oscuro e inquietante, una rappresentazione del male che affligge il mondo. "Karkosa" invece è la trasposizione in musica di quell'angolo oscuro e inquietante della mia mente, ma anche di quella di ognuno di noi, dove annidiamo le nostre perversioni e i nostri malesseri. L'album si può riassumere come una spirale discendente verso il mio lato 'dark'.
Karkosa si può dividere in due metà: la prima si avvicina di più agli stilemi del rap, mentre la seconda è più inquietante, in quanto i testi si fanno più crudi e la musica più sperimentale.
#1CHI SEI?
Più che la prima traccia, è "l'intro" dell'album perché è la canzone che introduce l'ascoltatore nel mondo di Karkosa. Pur non essendo un pezzo rap non è slegato dal mood dell'album grazie al suo tocco inquietante. La canzone in realtà è una conversazione con me stesso, ed infatti il tema è il dualismo: l'essere artista da un lato e l'essere una persona normale che vive in questa società dall'altro spesso può portare ad avere due identità distinte, e dover scegliere quale far emergere a volte può essere difficile, almeno nel mio caso. Anche a livello di sound la canzone rispecchia questo tema: la prima parte infatti è più riflessiva, con un sound più votato all'elettronica ambient, mentre nella seconda parte i battiti si fanno più serrati in un vortice più confusionario.
#2 ANTICELEBRAZIONE
A molti rapper piace parlare di sé nelle canzoni, auto-celebrandosi e ribadendo che sono i migliori nella scena. Io invece sono un perfetto "nessuno", quindi ho preferito introdurmi con una canzone "anti-celebrativa", dove racconto in maniera sincera il mio personale percorso musicale senza elogi, ma anzi facendo notare che sono uno sconosciuto qualunque, come si evince dal ritornello. Come sound, la ritengo una traccia forte ma dal gusto 'classico', perché è composta solo da un beat con delle note di pianoforte.
#3 QUESTO LOCALE
E' la "club banger" di Karkosa. Una club banger a modo mio ovviamente, non è una traccia da ballare. Parla della voglia di divertirsi e spaccare tutto ed è nata soprattutto in prospettiva live: infatti è una canzone veloce, moderna e con un finale decisamente aggressivo. La particolarità del testo è che tutti i versi delle strofe sono composti da cinque parole.
#4 UTILITARIE
Molti album che ho ascoltato avevano una canzone più accessibile (solitamente il singolo di lancio) che si discostava dal resto del disco, e ho cercato di fare la stessa cosa in Karkosa. "Utilitarie" è una traccia orecchiabile e con una base abbastanza negli standard del genere, ma il suo punto forte per me è la tematica: la canzone infatti parla in maniera ironica di un grave problema che attanaglia l'Italia, la disoccupazione giovanile. Ho scritto questa canzone tra il 2013 e il 2014 quando ero disoccupato e l'Italia stava vivendo una situazione molto difficile. Il videoclip è coerente col testo, visto che vengono elencati i cambiamenti normativi avvenuti nel mercato del lavoro in Italia negli ultimi venti anni.
#5 NON MI FERMO
E' l'ultima canzone che ho scritto per il disco, e secondo me musicalmente si avverte una maggiore 'cura'. Mi sono ispirato al sound G-Funk della West Coast anni Novanta, e infatti quello che è venuto fuori è un pezzo molto ritmato e divertente, grazie anche al testo con molte punchline e al ritornello orecchiabile. La canzone è il mio modo di comunicare che continuerò a fare quello che faccio, che piaccia o meno, perché non mi interessa il parere degli altri, e che nessuno può fermare il mio flusso creativo.
#6 RISCOSSA
Si entra nella seconda metà del disco e questa canzone è il perfetto anello di congiunzione tra le tracce precedenti e quelle a seguire. Il beat infatti è più lento anche se mantiene una certa potenza, mentre il testo è personale ma nello stesso tempo universale, perché parla di sensazioni e situazioni che bene o male abbiamo vissuto tutti. Il tema di "Riscossa" è quello di non abbattersi anche se nella vita ci sono dei momenti negativi, dove si perde la stima in sé stessi e nelle persone che ci circondano, ma non bisogna darla vinta a chi non ci valorizza. Secondo me è una canzone che può dare la giusta carica motivazionale nei momenti di sconforto.
#7 KARKOSA
La title-track ci introduce nel 'concept' dell'album: da qui in poi la spirale discendente verso il baratro sarà più ripida e veloce. La canzone è la chiave di lettura del disco, infatti è introdotta e conclusa da citazioni di Rust Cohle (il protagonista della prima stagione di True Detective, interpretato da Matthew McConaughey), e descrive una serie di situazioni orribili ma purtroppo vere per rappresentare il mondo in cui viviamo e la mente dell'uomo. Il "Carcosa" di True Detective, luogo maledetto e dannato, qui è trasportato nella realtà nella maniera più cruda possibile. Musicalmente ho pensato che ci volesse un beat atipico e spiazzante, e per farlo ho registrato dei suoni da solo per poi modificarli e renderli più inquietanti.
#8 CHIAVENNA
Pur durando neanche due minuti, questa canzone ha un grande intensità. L'idea era di raccontare un terribile fatto di cronaca avvenuto nel Giugno del 2000, e cioè l'uccisione di suor Maria Laura Mainetti, avvenuta nel piccolo paese di Chiavenna, in provincia di Sondrio, per mano di tre ragazze la cui malsana idea era di mettere in atto un sacrificio umano in onore di Satana. Nelle sedici barre che compongono la canzone cerco di descrivere ciò che successe quella sera, e per dare un maggior senso di 'freddezza' ho scelto una base in stile dubstep.
#9 BESTIE
Questa traccia si collega inevitabilmente a quella precedente perché viene trattato un altro grave fatto di cronaca nera avvenuto in Italia in quegli anni, anche più sconvolgente di quello raccontato in "Chiavenna". Si tratta della vicenda delle "Bestie di Satana" e in particolare dell'omicidio di Fabio Tollis e Chiara Marino avvenuto nel Gennaio del 1998 in provincia di Varese, a Somma Lombardo. Tutta quella vicenda mi ha sempre colpito fin da ragazzino perché, come per l'omicidio di suor Maria Laura, era figlia dei suoi tempi: l'influenzabilità di alcuni giovani, l'uso di droghe e l'adesione ad assurde dottrine sataniste, al punto da perdere il contatto con la realtà, non erano altro che i sintomi del male che si celava sotto la monotona e tranquilla vita di provincia di quegli anni. Inoltre, "Bestie" è la traccia più 'datata' tra quelle presenti in Karkosa, visto che ne scrissi il testo nel 2013.
#10 FANCULO
La conclusione del percorso di Karkosa, che porta alla consapevolezza finale. Dopo la mia presentazione, il mio iniziale 'entusiasmo' fatto di rabbia ed impeto giovanile, ho conosciuto il marcio che c'è nelle persone e nel mondo, fino ad arrivare alla fine della mia spirale discendente. Questa traccia è divisa idealmente in due fasi: la prima è più rassegnata, dove mi rendo conto delle cose che non sopporto e sembro quasi accettarle, mentre la seconda rappresenta uno sfogo finale, dove non voglio accettare gli stilemi e i principi su cui si regge questa società fatta di regole non scritte e "prassi" da rispettare, fino ad arrivare al delirio finale dove culmina la mia lotta interiore iniziata nella prima traccia. Insomma... Un "fanculo" liberatorio, prima di tornare alla vita di tutti i giorni con una nuova amara consapevolezza.
I Linkin Park sono usciti finalmente allo scoperto. In questi anni ci hanno girato intorno ma alla fine sono riusciti ad abbandonare il rock per realizzare un album che si può definire pop a tutti gli effetti. Il problema però non è che "non sono più quelli di Hybrid Theory" perché non lo sono da almeno dieci anni, è che One More Light è proprio un brutto album in generale.
A questo punto, se questi erano gli intenti di Chester Bennington e soci, non capisco veramente il senso di pubblicare nel 2014 un disco come The Hunting Party che faceva intendere un ritorno, seppur minimo, verso sonorità più ruvide. La considerazione che ne viene fuori è che il processo evolutivo del sound dei Linkin Park risulti alquanto sconclusionato. A Thousand Suns e soprattutto Living Things, pur essendo due lavori piuttosto mediocri, avevano tracciato la linea per il futuro ed è da lì che si sarebbe dovuto sviluppare il nuovo suono della band: un pop rock dai forti connotati elettronici che strizza l'occhio alle classifiche ma anche alle nuove generazioni 'alternative'. E invece prima un trascurabile album di remix ultra tamarri (Recharged), poi un disco (il già citato The Hunting Party) che ha segnato un passo indietro verso il passato 'heavy', e poi di colpo l'improvvisa virata pop di questo nuovo album. Una virata che ha portato i Linkin Park in un territorio molto spinoso, da cui ne sono usciti con le ossa rotte, perché fare un buon album pop non è per niente facile, e lo è ancora meno accontentare la propria fan-base, la critica e avere anche buoni riscontri di vendite.
In sostanza One More Light è un disco anonimo e tutt'altro che ispirato, con un tappeto sonoro impalpabile che rende le canzoni piatte e monotone, senza contare alcune scelte discutibili come le vocine pitchate di sottofondo messe qua e là tanto perché vanno di moda. Le tracce sono tutte pervase di melodia, senza 'guizzi' particolari, e l'elettronica la fa da padrona: l'unico episodio vagamente rock è "Talking To Myself", mentre "Good Goodbye" rappresenta la traccia hip hop oriented, con la presenza di Pusha T e Stormzy che però non fanno la differenza. Il singolo "Heavy" non è 'commerciale' come dovrebbe essere e sfigura nel confronto con le hit del momento (ma anche con quelle del loro stesso repertorio), mentre un discreto esempio di 'orecchiabilità' è "Invisible", l'unica canzone cantata interamente da Mike Shinoda. Menzione a parte per la title-track, minimale ma intensa, la traccia migliore del disco.
Ribadisco, il problema non è cambiare genere o essere pop ma secondo me non è più accettabile che un gruppo attivo da oltre quindici anni non sia ancora in grado di trovare una propria dimensione e, oltretutto, si possa ancora permettere di fare passi falsi del genere.
Jo M, al secolo Giovanni Mazzarà, è un cantautore catanese classe '87. Nel 2014 ha partecipato al progetto Mtv New Generation Campus che gli ha permesso di pubblicare un videoclip in anteprima sul sito ufficiale dell'emittente. Dopo la pubblicazione di quattro singoli, è arrivato il momento di realizzare il primo album, "Reazioni Di Cuore", prodotto dalla Tillie Records, di cui parleremo nell'intervista che segue:
- Ciao Giovanni. Il 12 Maggio è uscito il tuo nuovo album "Reazioni Di Cuore". Come lo descriveresti?
Un pezzo di cuore che si stacca da me, una storia d'amore.
- Da cosa deriva la scelta di "Reazioni Di Cuore" come titolo del disco?
Ho incontrato l'amore travolgente e le conseguenze sono state diverse. Tra le reazioni vi è l'esigenza di scrivere quei momenti per fissarli nel tempo e renderli immortali.
- L'album è stato anticipato dal brano "L'Uragano Non Ci Prende", il cui video ufficiale è uscito lo scorso 5 Maggio. Riguardo questa traccia cosa ci puoi dire? E come mai è stata estratta come singolo promozionale?
La scelta di farlo diventare un singolo arriva dal mio produttore, Simona Virlinzi, dal primo ascolto rimase colpita ed io mi sono fidato. Pensate che questo brano ha rischiato di portarmi sul palco del festival di Sanremo l'anno scorso in quanto selezionato tra le 60 proposte. Quando l'ho scritto non pensavo a niente di tutto questo, è stato uno dei momenti più difficili della mia vita, l'unica cosa che cercavo era un profondo cambiamento, una riflessione che mi avvicinava a nuove consapevolezze. Ho scritto l'uragano non ci prende in pochissimi minuti senza pensarci troppo, il brano più immediato e istintivo che abbia mai scritto.
- Il videoclip è ambientato in uno splendido luogo di mare. Come è nata l'idea del video? Dove è stato girato?
Il video è stato girato a Panarea, uno dei posti più incantevoli mai visitati. L'idea di ambientare tutto in quest'isola meravigliosa arriva da Simona che conosce bene quel posto ed è riuscita ad indirizzare al meglio anche il regista.
- "Reazioni Di Cuore" è il tuo primo album. Quali sono i tuoi progetti futuri?
Sinceramente spero di condividere i miei pensieri attraverso la musica, oggi parlare di progetti è un pò complicato non sai mai cosa potrebbe accadere il giorno dopo.
- Pensi che "Reazioni Di Cuore" rappresenti un punto importante della tua maturazione artistica o solamente un inizio?
"Reazioni di cuore" rappresenta una fase importante del mio percorso artistico, non mi considero maturo, artisticamente parlando, ma per come sono fatto credo direi lo stesso tra dieci anni.
- Nel 2014 hai partecipato al progetto MTV New Generation Campus, e un tuo video ("Vita Vera") è stato anche pubblicato in anteprima sul sito di MTV. Anche se i tempi sono cambiati, credi che MTV sia stato un mezzo di promozione importante per la tua carriera?
Il marchio MTV in sé ha perso potenza, questo è evidente a tutti, ma l'esperienza vissuta con loro mi ha fornito le competenze necessarie per ottimizzare il mio lavoro e rendere più efficace la mia comunicazione sul web.
- Il tuo stile vira sulla tradizione cantautorale italiana. Quali sono gli artisti che ti hanno ispirato maggiormente?
Ho ascoltato ed ammirato tanti cantautori Max Gazzè, Daniele Silvestri, Lorenzo Cherubini, Niccolò Fabi, Niccolò Agliardi, Francesco De Gregori. Il punto è che non mi sono mai soffermato troppo a lungo su un cantautore specifico, ho sempre ascoltato di tutto, passo da un genere all'altro molto velocemente quindi ad ispirarmi credo siano stati molti più artisti ed in modo inconsapevole.
- Grazie per la disponibilità! Lascia un saluto ai lettori.
Grazie, tanta felicità a tutti voi.
Luca Bassanese è un cantautore vicentino attivo ormai da più di dieci anni. Vincitore nel 2015 della Targa MEI come miglior artista di musica popolare, si contraddistingue per il suo impegno civile.
Di seguito l'intervista che ho realizzato in occasione dell'uscita del suo nuovo album "Colpiscimi Felicità":
- Ciao Luca. Il 12 Maggio è uscito il tuo nuovo album "Colpiscimi Felicità". Come lo descriveresti?
È un album di dieci canzoni inedite come dieci stanze dove entrare senza chiedere permesso. Ci sono io, la mia vita e il profondo desiderio di evocare la felicità che tal volta si nasconde negli anfratti del quotidiano per lasciarci il desiderio di un'eterna scoperta. Come quando una fotografia ti passa all'improvviso tra le dita e ti ritrovi a viaggiare, non c'è tempo per fare o disfare una valigia, è un viaggio improvviso di sola andata.
- Ti definisci un "cantautore cosmopolita". Come mai?
Ho avuto la fortuna di collaborare con artisti di varie etnie e di ritrovami a viaggiare grazie alla musica, ho potuto così incontrare altre culture, confrontarmi tramite questo linguaggio meraviglioso che è l'arte della musica, per il quale non servono interpreti ma solo il desiderio di dialogare, ascoltare ed imparare le meraviglie del mondo.
- Qual'è la scena cantautorale 'internazionale' che ti affascina di più?
Un artista che ultimamente mi ha affascinato con le sue canzoni è Rokia Traoré cantautrice africana. Mi affascina il suo saper mescolare tradizione e modernità restituendo attraverso le sue canzoni la storia del popolo Malese e trattando spesso con coraggio temi di attualità come quando parla dello status della donna nell'Africa d'oggi.
- A proposito di cosmopolitismo, l'album è stato anticipato dal brano "Gli anni 70 e io che ti amo", il cui video ufficiale è uscito lo scorso 5 Maggio ed è stato girato a Parigi. Riguardo questa traccia cosa ci puoi dire? E come mai è stata estratta come singolo promozionale?
È la prima canzone che ho scritto parlando direttamente di me, della mia vita privata e dal momento che volevamo far presente prima di tutto questa parte intimista ben evidente in questo nuovo lavoro discografico, abbiamo scelto questa canzone quasi fosse il prequel di ciò che mi ha portato in questi anni a fare ció che faccio, ad essere ciò che sono.
- Come già detto, "Colpiscimi Felicità" comprende dieci tracce. Quali ti senti di consigliare a chi volesse ascoltare per la prima volta il disco?
È una scelta ingiusta ahimè ma cerco di farla pur non volendo tradire gli altri brani: "Gli anni '70 ed io che ti amo", "Siamo la pioggia e siamo il sole", "L'amore benedetto" e "Canto sociale"... poi vi prego, ascoltateli tutti se potete!
- Alcune tue canzoni trattano temi importanti come la cura dell'ambiente e l'impegno civile. Pensi quindi che lo scopo della musica sia quello di veicolare dei messaggi e comunicare dei valori?
Per me e per Stefano Florio mio co-autore e produttore che mi ha accompagnato anche in questo nuovo viaggio curando l'intera produzione di "Colpiscimi felicità" lo scopo è sempre stato quello di non dover per forza dire ciò che uno vuole sentirsi dire, io stesso pretendo da un libro, da un album, da un film di ricevere un messaggio che in qualche modo mi metta in confronto con me stesso, pretendo alla fine dell'ascolto di non essere più quello di prima, la differenza che passa tra un viaggio ed una vacanza, ecco, io preferisco essere un viaggiatore con valigia leggera e cappello in testa che se piove mi proteggerà. Perché alla fine di una vacanza solitamente torniamo ingrassati mentre alla fine di un viaggio siamo diversi perché nel bene o nel male qualcosa ci ha arricchito durante il cammino. Potere dell'incontro!
- Grazie per la disponibilità! Lascia un saluto ai lettori.
Che la felicità possa sempre accompagnare ogni vostra nuova scoperta!
Marirosa Fedele è un'artista con la passione per la musica pop e soul. Di origini italo-brasiliane, nel 2014 realizza il suo primo EP "Burattino di Asterischi". Nello stesso anno collabora con il regista Carlos Solito nella composizione delle musiche per il cortometraggio "Il Fiume Giovane", presentato al Giffoni Film Festival, e nel 2015 è ospite all'Expo di Milano.
Di seguito l'intervista che ho realizzato in occasione dell'uscita del suo secondo EP "Cuciti Gli Occhi":
- Ciao Marirosa. Il 7 Aprile esce il tuo nuovo EP "Cuciti Gli Occhi". Come lo descriveresti?
Ciao! Sì, il 7 Aprile esce l'EP dal titolo "Cuciti gli occhi". Questo lavoro nasce dal desiderio di voler raccontare (attraverso le 5 storie contenute nel progetto) l'importanza della condivisione: la condivisione di un percorso, di un pensiero, di un'emozione… È un lavoro strutturato principalmente sul "racconto". Ogni storia presentata narra (a volte in maniera velata, altre volte in maniera un po’ più esplicita) la ricerca di quell'attimo…
- Il titolo "Cuciti Gli Occhi" da cosa è nato?
Il titolo "Cuciti gli occhi" nasce da un'immagine, l'immagine del "chiudere gli occhi per dimenticare", per lasciare andare i sentimenti negativi che spesso proviamo dopo che un evento personale o professionale nella nostra vita non è andato in porto…
- L'EP è stato anticipato da due canzoni, la title-track e "Fragile Lacrima", il cui video ufficiale è uscito lo scorso 24 Marzo. Riguardo quest'ultima traccia cosa ci puoi dire a riguardo? Come mai è stata estratta come singolo promozionale?
L'EP è stato anticipato da due canzoni perché credo siano rappresentative del progetto. La prima racconta (sia attraverso il titolo che attraverso il testo della canzone) in maniera precisa il senso di tutto il lavoro, ma è strutturata con sonorità più vicine alla musica pop, mentre il secondo brano rivela in maniera preponderante il percorso musicale a cui da diverso tempo lavoro. La scelta di un secondo singolo dal sapore latin è data, appunto, perché rappresentativa del lavoro che da tempo porto avanti…
- Il sound di "Fragile Lacrima" ricorda certe sonorità sudamericane. E' un modo per omaggiare le tue origini brasiliane?
Sì, decisamente. Ho avuto poche occasioni di conoscere la mia terra natia e attraverso la musica riesco a recuperare il "tempo perso…"
- "Cuciti Gli Occhi" è il tuo secondo EP. Quali sono i tuoi progetti futuri?
Sì, "Cuciti gli occhi" è il mio secondo EP. Il progetto principale al momento è far conoscere il più possibile la mia musica attraverso i diversi canali (live, social etc…).
- Il tuo obiettivo è di realizzare un album?
Sì, mi sono posta come obiettivo di lavorare ad un album, ma ho preferito e preferisco in questo tempo lavorare a piccoli passi…
- Pensi che "Cuciti Gli Occhi" rappresenti un punto importante della tua maturazione artistica?
Sì, il progetto "Cuciti gli occhi" è importante perché porta in sé tutta la mia formazione artistica e personale… Certo spero ancora di poter crescere, però davvero sono felice di essere riuscita ad unire in un "mini progetto" tutto…!
- A livello di ispirazione, guardi di più alla scena italiana o a quella internazionale?
Ad entrambe. Sono due scene musicali e artistiche diverse e da ognuna cerco di cogliere spunti…
- Grazie per la disponibilità! Lascia un saluto ai lettori.
Grazie a voi per la piacevole "chiacchierata"! Un saluto a tutti i lettori di "Recensoras".