martedì 21 febbraio 2017

CLASSIFICA ALBUM 2016


E anche quest'anno è arrivato il fatidico momento della classifica dei migliori dieci album del 2016. Ho ritardato l'uscita per colpa... dei Run The Jewels! Infatti quei due simpaticoni di Killer Mike e El-P hanno pensato bene di far uscire il loro album alla vigilia di Natale. Volevo ascoltarlo per bene per poterlo inserire, eventualmente, in classifica ma non ce l'ho ancora fatta, quindi chissenefotte! Faccio la mia Top 10 senza di loro:

10. Red Hot Chili Peppers - The Getaway


The Getaway rappresenta un capitolo 'fresco' per i Red Hot Chili Peppers, grazie ad un sound più soft ma anche accattivante, con una manciata di buone canzoni dal sapore funky e un paio di bei momenti melodici. Un album discreto ma nulla di più.

Tracce consigliate: The Getaway, The Longest Wave.

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09. Kanye West - The Life Of Pablo


The Life Of Pablo è un disco che testimonia lo stato confusionale in cui versa Kanye West. La pecca principale dell'album, oltre ad essere discontinuo, è che manca di una vera identità. Non è un brutto album, anzi, ma da uno come Kanye mi sarei aspettato di più.

Tracce consigliate: No More Parties In LA, Real Friends.

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08. Deftones - Gore


Quando si parla di Deftones si parla comunque di uno dei migliori gruppi Alternative Metal degli ultimi venti anni, ma stavolta Chino Moreno e soci non mi hanno convinto a pieno. Gore è un album in un certo senso 'freddo', per via di un suono un pò troppo 'impastato' ma soprattutto per la mancanza di quella carica emotiva che è sempre stata il loro punto forte.

Tracce consigliate: Prayers/Triangles, Phantom Bride.

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07. Salmo - Hellvisback


Hellvisback è la dimostrazione che si può raggiungere un buon livello di commerciabilità senza fare necessariamente musica 'commerciale'. Un album che suona bene e che si riascolta sempre volentieri: per me il migliore album di Rap italiano dell'anno.

Tracce consigliate: 7 Am, L'Alba.

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06. YG - Still Brazy


YG riporta fieramente in auge il suono della West Coast. Rispetto al precedente My Krazy Life non ci sono delle vere e proprie hits ma il disco suona compatto e scorre piuttosto bene. Nonostante l'assenza del 'mentore' Dj Mustard, Still Brazy è un album che rilegge il Rap californiano degli anni Novanta in chiave moderna.

Tracce consigliate: Twist My Fingaz, Why You Always Hatin'.

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05. Danny Brown - Atrocity Exhibition


Si dice che il terzo album sia quello della maturità... Una regola che viene confermata anche da Danny Brown. Atrocity Exhibition (titolo ripreso da una canzone dei Joy Division) è infatti uno degli album Rap più ruvidi e oscuri dell'anno, dove le paure e i problemi (soprattutto di droga) del rapper di Detroit scorrono su beats atipici e surreali.

Tracce consigliate: Really Doe, When It Rain.

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04. Schoolboy Q - Blank Face


Anche quest'anno il miglior album Rap dell'anno proviene dalla West Coast. Rispetto all'esordio Oxymoron, Blank Face non si concentra sui singoli episodi, risultando un ottimo album nella sua interezza. Un passo in avanti per Schoolboy Q, che anche in questo secondo capitolo ci racconta la vita di strada tra i difficili quartieri di Los Angeles.

Tracce consigliate: Dope Dealer, John Muir.

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03. Kings Of Leon - Walls


I fratelli Followill sono ormai una garanzia. Walls non presenta particolari novità ma è un album godibile e i Kings Of Leon si confermano come uno dei migliori gruppi di Rock melodico in circolazione.

Tracce consigliate: Around The World, Walls.


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02. Radiohead - A Moon Shaped Pool


Un album che ci ricorda la classe immensa di Thom Yorke e soci, che mettono da parte l'elettronica per realizzare un lavoro dai toni più pacati. Non siamo ai livelli dei loro capolavori ma è un lavoro nettamente migliore rispetto al precedente The King Of Limbs.

Tracce consigliate: Daydreaming, Identikit.


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01. Moderat - III


La creatura teutonica nata dall'unione tra Modeselektor e Apparat arriva al terzo capitolo confermandosi tra le migliori realtà del panorama elettronico mondiale. III è un album più melodico ed in un certo senso più accessibile, ma anche più omogeneo e armonioso. Un disco vivamente consigliato!

Tracce consigliate: Running, Reminder.



giovedì 9 febbraio 2017

BLACK MIRROR - 3ª STAGIONE


Black Mirror è una serie tv atipica in quanto non solo dura poco e ogni episodio è a sè stante, ma anche perché, nonostante questo, è riuscita a plasmare uno stile inconfondibile: da un lato inquietante ed amara (a tratti crudele), dall'altro intelligente e capace di stimolare riflessioni interessanti sul mondo di oggi, e su ciò che potrebbe diventare con il progredire dell'evoluzione tecnologica. La terza stagione della serie ideata dal produttore inglese Charlie Brooker è sbarcata su Netflix ed è composta da sei puntate. Lo stesso numero di puntate trasmesse finora nelle due stagioni precedenti (se si esclude l'episodio natalizio del 2015).

Il giudizio su questa terza stagione è decisamente positivo, perché mantiene lo stile caratteristico di Black Mirror aggiungendo delle novità che ne arricchiscono la visione, confermandosi come una delle mie serie tv preferite del momento.

Di seguito l'analisi delle singole puntate (attenzione presenza di spoiler):


03x01 : Caduta libera (Nosedive)
La terza stagione inizia subito ad alti livelli. In questa puntata viene immaginata una società completamente "social", dove le persone possono votarsi a vicenda su una scala da 1 a 5. E' una società apparentemente felice nella quale tutti sono gentili e cordiali, ma allo stesso tempo finta e crudele, perché chi non si adegua al 'meccanismo' dei like e dei rating viene relegato ai margini. La puntata da molti spunti su cui riflettere, visto che tocca un argomento (quello dei social network) che ci riguardano già adesso: in questo caso ci viene mostrata una sorta di trasposizione sulla 'vita reale' di quello che succede oggi, cioè la ricerca a volte maniacale di visualizzazioni e gradimenti. La puntata in sè quindi è molto apprezzabile anche se un pò scontata, visto che già dal titolo si può intuire come potrà andare a finire per la protagonista Lacie (interpretata da un'ottima Bryce Dallas Howard). Ma il finale, con quelle urla liberatorie, fa intendere che in realtà quello che conta di più è essere sè stessi, abbandonando le sovrastrutture che, in un modo o nell'altro, opprimono i nostri bisogni di libertà.
Voto: * * * *


03x02 : Giochi pericolosi (Playtest)
E' la puntata horror della stagione: qui infatti vengono inseriti elementi tipici di quel genere, dalla suspense ai luoghi inquietanti, perfino ai 'mostri'. I temi principali sono due. Da un lato il mondo dei videogiochi, che puntano ad essere sempre più realistici, in questo caso arrivando ad un livello quasi ossessivo e oltre la legalità. Dall'altro le nostre paure, quelle più nascoste ed inspiegabili, che non vogliamo che vengano fuori, e che proprio per questo possono diventare più pericolose del previsto. Nonostante il 'gioco della matrioske' su cui si basa la puntata crei un buon livello di tensione, è stato l'episodio che mi ha coinvolto di meno, probabilmente perché non sono un appassionato di film horror nè tantomeno di videogiochi.
Voto: * *


03x03 : Zitto e balla (Shut up and dance)
E' la puntata più "shockante", ma anche quella che ricorda maggiormente lo stile classico di Black Mirror. Un thriller che disorienta e crea inquietudine, nel quale viene mostrato il degrado di una società dove tutti a loro modo sono dei peccatori, e che quindi devono pagare. Protagonista della puntata è l'adolescente Kenny, che dovrà affrontare prove sempre più impegnative e fuori dalla legalità, fino a giocarsi la vita pur di tenere nascosto il proprio inconfessabile segreto. Questo episodio descrive un mondo non molto lontano dal nostro, con persone che vivono con scheletri nell'armadio (tradimenti, perversioni, pregiudizi) da nascondere ad ogni costo, e con apparecchi tecnologici (computer e cellulari) controllati a nostra insaputa e che, nelle mani sbagliate, possono trasformarsi in armi di ricatto potentissime.
Voto: * * * *


03x04 : San Junipero
Eccolo, il capolavoro non solo della terza stagione ma di tutta la serie. Una puntata talmente bella ed interessante che avrebbero potuto farci tranquillamente un film vero e proprio, nella quale vengono toccate due tematiche forti come la morte e l'amore: due argomenti che, grazie alla tecnologia avanzata, stavolta possono convivere. Temi a quanto pare cari al regista Owen Harris, che ha diretto anche la prima puntata della seconda stagione (Torna da me - Be right back). La questione viene posta sul fatto se sia più umano accettare la morte e l'idea della fine o scegliere di vivere per l'eternità quando entra in gioco un sentimento forte come l'amore. Infatti in questa puntata la tecnologia non viene descritta come un elemento che invade la società, bensì come qualcosa che può creare delle opportunità un tempo impensabili, diventando quindi una fonte inaspettata di felicità. La storia è incentrata su due giovani donne (Kelly e Yorkie) che si incontrano nella città virtuale di San Junipero e che si innamorano l'una dell'altra. I loro 'veri' corpi in realtà sono agli sgoccioli della vita, ma le loro menti e le loro anime sono tutt'altro che in decadimento, e pur avendo visioni opposte sulla morte dovranno decidere se vivere insieme in eterno a San Junipero, che altro non è che l'emblema dell'irrealtà e della libertà fittizia: una realtà artificiale dove non esiste morte nè dolore nella quale paradossalmente le due protagoniste provano sentimenti autentici. E' una puntata atipica per Black Mirror, dove l'inquietudine e la tensione lasciano spazio a colorate atmosfere anni Ottanta e a riflessioni sulla ricerca della felicità, e probabilmente è proprio questa sua 'diversità' a dare quel qualcosa in più a questa terza stagione. E poi un pò mi ha ricordato Mulholland Drive, ed è un altro punto a suo favore.
Voto: * * * * *


03x05 : Gli uomini e il fuoco (Men against fire)
Questa puntata segue il filone bellico e fantascientifico. Protagonista è un soldato (Stripe) che, per puro caso, si rende conto di quanto la tecnologia stia influenzando non solo le sue azioni ma anche quelle di tutto l'esercito di cui fa parte. La riflessione è stimolante perché riguarda un aspetto della nostra natura: sentirsi meno coinvolti emotivamente quando succede qualcosa che non ci 'tocca' direttamente. Se oggi proviamo meno empatia per situazioni che sentiamo come lontane, in un futuro sarà allo stesso modo più semplice poter compiere azioni violente a 'qualcuno' che non vediamo come nostro simile, sia come stile di vita che soprattutto come sembianza fisica. Questo fa sottintendere che la nostra 'umanità' non sia nient'altro che un ostacolo per i loschi progetti governativi del futuro. Un grande inganno che schiaccerà il protagonista, che alla fine preferirà vivere nella menzogna piuttosto che convivere con la dura realtà.
Voto: * * * *


03x06 : Odio universale (Hated in the nation)
La puntata finale della stagione ha i connotati del film vero. Fondamentalmente si tratta di un thriller/poliziesco nel quale vengono toccate le tematiche dello sfruttamento ambientale e soprattutto dei social network (ricollegandosi alla prima puntata). Qui infatti viene estremizzata l'idea di gogna mediatica che già esiste oggi, ipotizzando cosa potrebbe succedere se qualcuno decidesse (con l'aiuto della tecnologia distorta) di mettere 'in pratica' l'odio che tutti i giorni viene filtrato dall'immediatezza dei social network. Il ribaltamento finale, dove i carnefici 'virtuali' diventano vittime del loro stesso odio, è in tipico stile Black Mirror e chiude questa terza stagione.
Voto: * * *


giovedì 29 dicembre 2016

FOO FIGHTERS - THERE IS NOTHING LEFT TO LOSE


Non so se è solamente una mia impressione ma credo che There Is Nothing Left To Lose, uscito nel 1999, sia il disco dei Foo Fighters più sottovalutato.

L'album invece è un ottimo concentrato di rock radiofonico (come dimostra il celebre singolo "Learn To Fly") con un approccio più melodico rispetto ai due capitoli precedenti. Una scelta che venne premiata nel 2001 con la vittoria del primo Grammy Award come Best Rock Album.

Rispetto al precedente The Colour And The Shape del 1997 si può dire che ci sia un maggiore equilibrio: se il disco precedente alternava tracce tirate e lente, qua l'impeto rock è stato smorzato salvo un paio di episodi ("Breakout", "Stacked Actors") e anche le ballads sono più calibrate e d'effetto ("Aurora", "M.I.A.").

Per quanto riguarda la sua realizzazione, l'album è stato registrato in Virginia, lontano dai riflettori, nella tranquilla casa-studio di Dave Grohl, che ha realizzato anche tutte le parti di chitarra a seguito dell'abbandono di Franz Stahl (che tralaltro era appena subentrato al dimissionario Pat Smear). Alla batteria invece esordisce Taylor Hawkins, che diventa a tutti gli effetti un componente ufficiale del gruppo.

In sostanza There Is Nothing Left To Lose è un disco decisamente godibile, tra i più apprezzabili dei Foo Fighters, nonchè uno dei miei preferiti del loro repertorio.

Tracce consigliate: Breakout, Learn To Fly, M.I.A.


domenica 20 novembre 2016

I 10 SITI & PROGRAMMI PIU' USATI SU INTERNET NEGLI ANNI 2000


I 2000's sono stati gli anni in cui l'Internet è entrato prepotentemente nelle case degli italiani. Grazie al suo continuo progresso (favorito anche dalle promozioni degli operatori telefonici) sempre più persone hanno potuto usufruire degli innumerevoli vantaggi che il web poteva offrire.

Per quanto mi riguarda, la svolta avvenne nell'estate del 2005, quando a casa mia passammo dalla connessione Free (pago quanto mi connetto) alla connessione Flat (pago una quota mensile e mi connetto quanto voglio, cioè il cosiddetto "Internet illimitato"). Navigavo sulla rete già da tempo ma l'idea di poter rimanere sempre connessi era effettivamente una novità nell'ambito domestico/privato. Ben presto tutti si convertirono al progresso virtuale, anche chi fino ad allora non aveva mai comprato un computer, e per i ragazzi della mia generazione tutto ciò rappresentò un passaggio importante: il periodo degli sms e degli squillini stava per finire, e Internet offriva un modo completamente nuovo di relazionarsi e di cercare nuovi stimoli. Sì ok, si poteva vedere il PORNO senza comprare giornaletti e videocassette! Ma apparte questo, negli anni Duemila si erano consolidate delle nuove 'abitudini'. Come oggi è usuale postare foto su Instagram o chattare con Whatsapp, prima la normalità era frequentare determinati siti ed usare certi programmi. E siccome questo è un argomento che mi piace molto, perché ho vissuto in pieno quella fase di 'cambiamento', ho stilato una lista dei dieci siti e programmi più usati dai giovani su Internet negli anni Duemila, elencandoli non per preferenza ma a livello cronologico, partendo più o meno dal più datato fino al più recente. Buon divertimento!

- Siti di suonerie e loghi per cellulare -


Un tempo (diciamo tra il 2002 e il 2003), prima delle obbrobriose pubblicità in televisione, prima del gattino virgola e di "Materazzi ha fatto gol", le suonerie dei cellulari erano MONOFONICHE e quindi potevamo comporcele per conto nostro. Ma non tutti erano esperti di musica e di conseguenza ci si doveva affidare ad alcuni siti nei quali si potevano scaricare gli spartiti delle varie canzoni. Uno di questi siti si chiamava, se non sbaglio, Suonerie4all. Una volta scaricati (o stampati) bastava riprodurre la sequenza esatta delle note e sul nostro Nokia 3310 poteva risuonare con fierezza l'ultima hit del momento!


- Nonciclopedia -


Prima delle simpaticissime pagine Facebook sull'ignoranza e sulla pastorizia, chi voleva leggersi due cazzate senza senso si imbatteva in Nonciclopedia, che non era altro che la versione satirica e demenziale di Wikipedia. Creato nel 2005, il sito era graficamente identico a "Wiki" e nel tempo ha subito varie critiche per via dei suoi contenuti spesso controversi, al punto tale che nel 2011 si accese una forte polemica dovuta alla denuncia per diffamazione sporta da Vasco Rossi, che portò alla chiusura volontaria e momentanea della pagina. Oggi Nonciclopedia esiste ancora ma non possiede più l'appeal di qualche anno fa.



- Forum -


A metà degli anni Duemila era abitudine frequentare i forum, ovvero delle pagine che riunivano i ragazzi appassionati di un determinato argomento (sport / giochi / musica ecc..), nelle quali venivano create discussioni con lo scopo di favorire la nascita di vere e proprie comunità di utenti. I principali siti erano Forumfree e Forumcommunity, nei quali si poteva trovare di tutto. Io stesso ho frequentato attivamente molti forum (conoscendo nuove persone da tutta Italia), ed alcuni li ho pure amministrati (ad esempio, intorno al 2006 creai il primo forum italiano dedicato alla band Ill Niño). Col passare degli anni l'importanza dei forum è andata a calare, e una buona parte di essi, soprattutto quelli piccoli, sono stati abbandonati e cancellati. Ma questo non vuol dire che il genere sia sparito. Anzi, i forum più grandi hanno retto bene il colpo e ad oggi godono ancora di un buon bacino di utenza.



- MSN Messenger -


C'è chi lo chiamava Emmessenne, chi Messenger, ma stiamo comunque parlando della CHAT per eccellenza. Chi aveva il computer finiva inevitabilmente per usare questo programma, un pò perché essendo di proprietà della Microsoft era già presente nel sistema operativo e un pò perché era il programma di messaggistica istantanea gratuita migliore e con più utenti. Già all'epoca possedeva delle peculiarità che sono presenti anche oggi nei due principali 'attori' virtuali (Facebook e Whatsapp), e cioè la possibilità di impostare un'immagine di profilo (all'epoca si chiamava avatar), di inviare messaggi vocali (usando un microfono attaccato al computer) e di mandare emoticons animate. Inoltre si potevano inviare i "trilli", ovvero dei fastidiosi suoni creati con lo scopo di sollecitare a rispondere o, più semplicemente, per rompere le palle. Riguardo le emoticons animate, non sono mai stato un loro fan perché molti utenti erano arrivati a sostituire le singole lettere con lettere animate, e di conseguenza intraprendere una conversazione diventava alquanto difficoltoso, quasi frustrante. Nato nel 1999, il programma è stato presto affossato dall'avvento dei social network, e infatti la Microsoft nel 2012 ne annunciò l'abbandono, che avvenne definitivamente nel 2014. MSN inoltre dava la possibilità ai propri utenti di aprire un blog personale senza troppi sbattimenti.



- Siti di chat -


Se su Messenger si chattava con persone più o meno conosciute, su Internet esistevano di siti di chat dove poter conversare con gente nuova, in maniera anonima. Ai tempi ce n'erano molte, le uniche che mi ricordo sono Mondochat e C6. Il meccanismo era semplice, si sceglieva un nome utente, si entrava nella chat e... O si andava all'attacco contattando altri utenti o si rimaneva in attesa che qualcuno ci contattasse. Spesso frequentare le chat su Internet era diventato un modo semplice per aumentare la propria lista di contatti su Messenger.



- eMule e i programmi di file sharing -


Prima per avere musica o film illegalmente ci si affidava al buon vecchio cd. O ci si faceva prestare l'originale da un amico e lo si masterizzava oppure lo si rippava direttamente sul computer, sennò ci si affidava ai cd pirata dall'ambulante di fiducia. Il download esisteva già, ma era riservato a due cerchie di persone: quelle che avevano una connessione abbastanza 'potente' per quei tempi, e quelle che avevano semplicemente pazienza. Perchè col 56k ci poteva volere anche un giorno per scaricare un semplice mp3 in qualità medio/bassa. Poi con l'arrivo delle connessioni più 'competitive' il file sharing è letteralmente esploso, in particolare il sistema del cosiddetto PEER 2 PEER, cioè la possibilità di affidarsi ad una grande rete di condivisione dove gli utenti potevano scaricare ed 'offrire' i propri file agli altri utenti. Difficile dimenticarsi del simpatico asino di Emule, probabilmente il programma di file sharing più noto, con le sue barre di download colorate e il rischio sempre dietro l'angolo che ogni file video potesse contenere un porno. Oltre ad Emule, altri popolari programmi sono stati Bearshare, Limewire, Winmx e Kazaa. Negli ultimi anni il sistema di peer 2 peer ha ceduto il passo ai numerosi siti 'specializzati' nel download.


- Myspace -


Myspace per me rappresenta il prototipo del social network. Potevi creare il tuo profilo, mettere la tua foto, aggiungere informazioni e formare una rete di amici ma in fin dei conti si trattava di un sito di streaming musicale. Era utile soprattutto per i gruppi e gli artisti emergenti perchè tramite un semplice player potevano diffondere la propria musica a costo zero, un pò come succede ora con Soundcloud e Bandcamp. Myspace, oltre ad essere un social incentrato maggiormente sull'aspetto musicale, forniva la possibilità ai propri utenti di personalizzare il proprio profilo tramite l'uso dei codici html. Con l'arrivo dei social network veri e propri da un lato e di piattaforme di streaming più evolute dall'altro, Myspace ha perso completamente il suo 'perchè' andando verso un inevitabile declino. Ce lo ricorderemo per la faccia del fondatore Tom Anderson, che automaticamente diventava il nostro primo amico appena dopo l'iscrizione.


- Netlog -


Netlog è il stato il primo vero social network. Di origine belga, nacque all'inizio degli anni Duemila ed inizialmente si chiamava Facebox. In Italia ebbe molto successo fra i giovani più o meno tra il 2006 e il 2008, superando i tre milioni di utenti. Su Netlog si poteva personalizzare il proprio profilo, condividere foto e video, scrivere su un blog ma soprattutto si potevano conoscere persone nuove e le proprie foto potevano essere votate. Queste ultime due caratteristiche hanno presto portato questo social network a diventare una vera e propria vetrina virtuale: chi era più appariscente, chi era più 'personaggio', chi era più alla moda (e in quel periodo essere alla moda voleva dire essere inequivocabilmente TAMARRO) aveva più visite, più votazioni e quindi più amici e più popolarità. Da lì il passo da comunità di ragazzi a covo di tamarri, con nickname improponibili e foto addobbate di stelline e scrittine è stato abbastanza breve. Una cosa secondo me originale di Netlog è stata la funzione "Urlo": praticamente ogni utente poteva scrivere un breve pensiero e postarlo all'interno di una bacheca continua visibile a tutti. Nient'altro che un altro modo per farsi notare. Con l'arrivo di Facebook, Netlog è rimasto relegato ad un pubblico di età molto giovane e, nel 2014, è stato assorbito dal portale Twoo.



- Badoo -


Durante l'esplosione di Netlog, fece la sua comparsa un altro popolare social network di quegli anni, Badoo. Lanciato nel 2006, questo social inglese (oltre ad essere il più brutto a livello di layout) non faceva altro che estremizzare le caratteristiche principali di Netlog: il voto agli utenti e la possibilità di conoscere nuove persone. In poche parole, se Netlog aveva un barlume di 'socialità', Badoo era un sito per imbroccare e basta. Ciò lo ha portato ben presto a diventare una specie di sito di incontri pieno di profili fake.


- Facebook -


E non poteva mancare Facebook, il social network che ha rivoluzionato la società moderna. Non voglio parlare dell'importanza della creatura di Mark Zuckerberg (almeno non in questa sede) ma solo ricordare com'era quando iniziò a diventare il social network più usato dagli italiani. Io mi iscrissi a Facebook nel 2008 quando era ancora in piena ascesa in Italia, e ricordo che era un sito effettivamente molto interessante e piacevole da usare, ma soprattutto era lontano dalle tamarrate di Netlog e dalla staticità di Myspace, e inoltre dava anche la possibilità di chattare, rendendo via via sempre più debole il ruolo fino ad allora predominante di MSN Messenger. La novità avveniva già dal momento dell'iscrizione: via il caro nickname e dentro il proprio nome e cognome. Fu una piccola lezione di 'eleganza virtuale' per chi era abituato a 'firmarsi' con nomi assurdi infarciti di lettere maiuscole e minuscole alternate. Poi... Il like non esisteva! Fu introdotto nel 2009 ed inizialmente si chiamava "apprezzamento": quindi se mi piaceva un contenuto, non mettevo il "mi piace", ma "esprimevo il mio apprezzamento". E gli stati personali, siccome venivano pubblicati accanto al proprio nome e non sotto come adesso, spinsero quasi tutti gli utenti a scrivere in terza persona (della serie Nome Cognome pensa che ecc...). Ed infine... I giochi erano fighi. Non le bimbominkiate di Candy Crush e Farmville, ma giochi stimolanti come Word Challenge, Who Has The Biggest Brain e Geo Challenge, il mio preferito in assoluto perchè basato sulle conoscenze geografiche. E c'era anche chi si infognava con lo Zynga Poker... Insomma, Facebook nel bene e nel male ha segnato il passaggio dai 2000 ai 2010, spazzando via la concorrenza di allora e diventando uno dei protagonisti assoluti del mondo virtuale.


venerdì 28 ottobre 2016

IGGY & THE STOOGES - RAW POWER


L'altro giorno stavo camminando per le vie del centro storico di Firenze e quando sono arrivato in Piazza della Repubblica la mia mente non ha potuto fare a meno di pensare a quando vidi, proprio lì, gli Stooges live. Era il 27 Settembre del 2012 e fu un'esperienza più unica che rara, considerato che il concerto era pure ad ingresso gratuito. Comunque, quando penso ai The Stooges non posso che collegarli al loro disco che apprezzo di più.

Il terzo album della band di Iggy Pop, uscito nel 1973, è probabilmente ciò che di più grezzo si sia mai sentito nei primi anni Settanta: Raw Power (titolo decisamente azzeccato) è un disco di puro e selvaggio rock. Non che il precedente Fun House non lo fosse, però in questo lavoro le canzoni sono più dirette e meno acide (infatti non c'è il tocco jazz del sassofonista Steve MacKay) anche se non mancano ballate dal sapore blues ("I Need Somebody"). L'album rappresenta non solo il ritorno sulla scena della band, che si era sciolta nel 1970 a seguito di innumerevoli abusi di droga, ma fu anche il primo episodio discografico frutto di quella che diverrà una lunga collaborazione/amicizia tra Iggy Pop e David Bowie.

L'aspetto negativo del disco riguarda il mixaggio. Ufficialmente ne sono uscite due versioni. Quella originale del '73 fu realizzata dallo stesso Bowie che rese l'album un pò troppo piatto ed 'edulcorato', penalizzandone l'impatto sonoro. Nel 1997 fu realizzata una nuova versione, remixata dallo stesso Pop, che risultò troppo confusionaria e grezza, ai limiti della cacofonia.

Raw Power è quindi un disco ruvido, che anticipa il punk (non a caso è stato l'album preferito di Kurt Cobain), e che sancisce la fine della fase storica dei The Stooges, che si scioglieranno nuovamente l'anno successivo alla sua uscita.

"Honey gotta help me please
Somebody gotta save my soul!"

Tracce consigliate: Search And Destroy, Your Pretty Face Is Going To Hell, Raw Power.


lunedì 17 ottobre 2016

ELEZIONI STATI UNITI 2016: UN'OCCASIONE PERSA


Sono strani gli americani. Nel giro di dieci anni sono passati dal rieleggere uno dei loro peggiori presidenti di sempre (George W. Bush) al rieleggerne uno dei migliori (Obama). Non c'è quindi da stupirsi di niente, nemmeno di una campagna elettorale decisamente strana come quella di quest'anno.

Al di là di questa breve considerazione, le elezioni del 2016 verranno ricordate come la più grande occasione persa per entrambi gli schieramenti nella storia recente della politica americana.

Partiamo dai repubblicani. Per me sulla carta erano i favoriti. Gli attentati dell'Isis e la strage di San Bernardino del 2015 sono stati eventi che hanno favorito la paura e l'incertezza negli americani, avvantaggiando i conservatori. Aggiungiamoci l'innato patriottismo e il disprezzo per le minoranze ormai radicato nell'americano medio e la diffidenza verso le politiche di Obama (troppo 'liberal' all'interno e troppo debole all'esterno). Consideriamo anche, fatto per niente trascurabile, che il trend degli ultimi venticinque anni è stato all'insegna dell'alternanza tra i due partiti (Bush / Clinton / Bush Jr / Obama). E se poi i democratici candidano un personaggio antipatico come la Clinton, il gioco sarebbe fatto.

Come complicare le cose? Facendo sì che un candidato outsider come Donald Trump potesse vincere le primarie. Un personaggio controverso che non solo non piace all'opinione pubblica ma nemmeno alla parte 'moderata' (le virgolette sono d'obbligo) dello stesso elettorato repubblicano. Ma oltre a questo, Trump non era il candidato ideale anche per via dei suoi numerosi scheletri nell'armadio, e infatti ultimamente i media americani stanno andando a nozze con le sue vicende del passato (prima l'evasione delle tasse poi le sue presunte molestie sessuali). Non era meglio 'giocare sporco' durante le primarie per evitare situazioni imbarazzanti a poche settimane dal voto?

E ora i democratici. Con i suoi pro e contro, l'esperienza di Obama si può considerare generalmente positiva, soprattutto grazie ad una politica interna progressista come mai prima, i cui punti fondamentali sono stati la riforma della sanità e l'apertura verso le unioni gay. Senza contare che Obama probabilmente verrà ricordato come il presidente che ha portato gli Stati Uniti fuori dalla crisi economica. Se poi ci mettiamo che dall'altra parte c'è uno personaggio estremo come Trump, la vittoria potrebbe sembrare a portata di mano.

Come complicare le cose? Spingendo la candidatura di Hillary Clinton, talmente antipatica agli americani da lasciare in secondo piano il fatto che possa diventare la prima presidentessa della storia degli Stati Uniti. Un candidato che, oltre a rappresentare la vecchia politica, non sembra avere la spinta progressista propria di un outsider quale era Obama nel 2008. E poi... Il caso Lewinsky è una macchia indelebile since 1998.

E perchè si sfidano proprio loro due? Da una parte la Clinton è stata decisamente spinta dal suo partito per raggiungere quella vittoria che gli era sfuggita nelle primarie contro Obama. Doveva andare così insomma, anche se Bernie Sanders secondo me aveva un potenziale maggiore: outsider, progressista vero e ben visto dall'elettorato giovane. Dall'altra parte Trump ha vinto non perchè spinto dal suo partito ma perchè aveva qualcosa che gli altri candidati non possedevano: il carisma sì, ma anche e soprattutto il fatto di essere un candidato al di fuori dal sistema politico tradizionale. E noi italiani sappiamo bene che cosa vuol dire. Ai repubblicani è mancato un vero candidato interno, palesando una crisi di leadership che dura ormai da anni.

Il risultato di tutto ciò è che molti elettori, ora più che mai, si troveranno a votare il "male minore". Votare un candidato poco convincente ma che si conosce o fare un salto nel buio? Si vedrà l'8 Novembre.

giovedì 6 ottobre 2016

NARCOS - 2ª STAGIONE


E dopo quella di Gomorra è arrivata anche la seconda stagione di Narcos, la sorprendente serie tv di Netflix incentrata sulla figura del più grande narcotrafficante della storia, Pablo Emilio Escobar Gaviria.

Intanto c'è da dire che questo secondo capitolo non è altro che il naturale proseguimento del primo, visto che non ci sono sostanziali differenze tra i due e che, anzi, sembrano far parte di un unico blocco continuo. Di conseguenza i punti forti della serie sono rimasti gli stessi che hanno fatto la fortuna della prima stagione: i dialoghi in spagnolo non doppiati (ricordo che Wagner Moura, essendo brasiliano, non è madrelingua spagnolo), l'inserimento di immagini d'archivio autentiche e una fotografia pulita e curata.

Per quanto riguarda la storia, ammetto che non sia facile giudicare una serie dai connotati biografici nella quale inevitabilmente manca un pò l'effetto sorpresa, visto che si basa su fatti realmente accaduti. E' anche vero che l'intreccio tra realtà e fiction spesso sia labile, quindi è meglio fare una analisi su ciò che la serie vuole comunicare piuttosto che attenersi alla sequenza dei fatti. Narcos, come altre serie del filone "gangster/poliziesco", vuole mostrarci 'come funziona' in un paese dove regna l'illegalità, nel quale i 'buoni' si alleano con i 'cattivi' pur di raggiungere un obiettivo comune, nel quale non esistono valori genuini ma solo sete di soldi, nel quale un uomo può diventare uno dei più ricchi al mondo ma può anche perdere tutto in poco tempo. E' questa l'ottica con la quale è stata concepita questa serie, non ponendosi l'obiettivo di essere un mero documentario, e l'avvertenza prima di ogni puntata ne è la dimostrazione.


Ma tornando alla storia, se la prima stagione ha seguito le tappe dell'ascesa al potere di Pablo Escobar, un uomo tanto temuto dalle autorità quanto amato dalla gente del suo paese, la seconda stagione invece ne racconta l'inesorabile declino fino alla morte avvenuta il 2 Dicembre del 1993. Il declino non solo del 'Patron' (come lo chiamano i suoi sicari) ma in generale dell'uomo Escobar, in continua fuga, sempre più odiato, ormai solo e logorato nel fisico. Ed è proprio questa la novità di Narcos2: la focalizzazione sull'uomo. Essendoci un pò meno azione, è stato dedicato più spazio al lato psicologico di Escobar, facendo emergere le sue paure e fragilità, fino ad arrivare alla sua vita privata e al suo rapporto stretto con la famiglia.

Infine, piccola parentesi su due personaggi secondo me importanti all'interno della stagione. Il primo è il padre di Escobar, che compare solamente in due puntate ma che in un certo senso sancisce la fine 'morale' di Pablo. Il secondo è Limòn, un tassista dall'animo buono che viene risucchiato dal vortice del 'giro' criminale, perdendo tutto pur di rimanere al fianco di Escobar fino alla fine.

Purtroppo le recenti dichiarazioni di Sebastian Marroquin, il figlio di Escobar, sui presunti errori storici sparsi qua e là nella serie (ne individua ben ventotto) fanno un pò pensare, però nel suo genere Narcos si conferma una buona serie che merita di essere vista.

Ma la domanda adesso è una: la terza stagione riuscirà a mantenersi su questi livelli anche senza Pablo Escobar?