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giovedì 4 gennaio 2018

TOP 10: LE DIECI MIGLIORI SERIE TV DEL 2017


* Questo articolo non presenta spoiler *

E dopo la Top 10 degli album è arrivata anche la mia classifica delle dieci migliori serie tv del 2017. Anzi delle dieci migliori stagioni, senza distinzioni tra serie nuove ed in corso. Chiaramente sono riuscito a vederne solo alcune e ci sono tante mancanze. Le più gravi probabilmente sono Game Of Thrones (settima stagione) e The Walking Dead (ottava stagione) che, lo ammetto, non ho mai seguito più di tanto. E forse, almeno nel secondo caso, non ho fatto poi così male...

Ecco la mia Top 10 delle dieci migliori serie tv del 2017:

10. Prison Break - 5ª stagione [Fox]
L'effetto revival ha contagiato anche una delle più popolari serie tv degli anni Duemila, Prison Break. Un ritorno, dopo nove anni, che rimescola completamente le carte in tavola, creando scenari nuovi ma con la 'solita' tensione di sempre.

+ Nonostante sia passato del tempo, la serie riesce a mantenere il suo stile adrenalinico.
- Si sente il peso degli anni. Alcune soluzioni risultano ormai banali.

09. Black Mirror - 4ª stagione [Netflix]
L'iconica serie tv di Charlie Brooker arriva alla quarta stagione mantenendo il suo stile caratteristico anche se stavolta risulta un po' meno convincente. Le idee sono poco originali ed, anzi, riprendono quelle delle stagioni precedenti, anche se non mancano l'angoscia e la crudeltà tipiche di Black Mirror.

+ "Hang The DJ"
- "Metalhead"

08. Narcos - 3ª stagione [Netflix]
Non era facile andare avanti senza un protagonista come Pablo Escobar, ma Narcos riesce a mantenersi su ottimi livelli, confermandosi una serie di tutto rispetto. Questa terza stagione, ambientata stavolta a Cali, mostra non solo la dura lotta al cartello dei fratelli Rodriguez ma anche gli intrecci sempre più serrati tra la politica e la criminalità.

+ Nonostante lo scenario diverso, Narcos mantiene il suo stile e la sua identità, unendo egregiamente azione, tensione e storicità degli eventi.
- Manca il carisma di un personaggio come Escobar.

07. Suburra - 1ª stagione [Netflix]
La prima serie tv italiana prodotta da Netflix non tradisce le aspettative. Suburra è il prequel dell'omonimo film di Stefano Sollima del 2015 e segue le vicende di tre ragazzi che, in un modo o nell'altro, sono coinvolti nella criminalità romana. Rimanendo nell'ambito italiano, non siamo ancora ai livelli di Romanzo Criminale e Gomorra ma è comunque una serie di cui essere orgogliosi.

+ E' una serie equilibrata nel quadro italiano.
+ Ottima la recitazione di Alessandro Borghi e Giacomo Ferrara.
- TROPPE MUSICHE. Non è un film!
- La disparità di personalizzazione tra i tre giovani protagonisti.

06. Gomorra - 3ª stagione [Sky Atlantic]
Va ammesso, realizzare la terza stagione di Gomorra era tutt'altro che facile dopo la violenza (auto)distruttiva della seconda stagione. Ma nonostante questo, sono rimasto piuttosto stupito dallo stile di questa nuova stagione, in un certo senso più 'lenta' e riflessiva, in alcuni momenti anche troppo, e forse è proprio per questo che mi ha coinvolto leggermente meno rispetto ai due capitoli precedenti.

+ Interessante l'intenzione di volersi distanziare dalle passate stagioni, non solo con personaggi nuovi ma anche con ambientazioni inedite.
- Considerato il contesto, si percepisce un po' troppo 'sentimentalismo'.

05. Stranger Things - 2ª stagione [Netflix]
Pur mancando l'effetto sorpresa della prima stagione, Stranger Things mantiene il suo stile e fascino, in una versione stavolta più spettacolare e in un certo senso più cinematografica: i momenti di tensione sono più tesi, e pure quelli più leggeri lo sono ancora di più. Il tutto arricchito da nuovi personaggi.

+ Mantenendo pressoché invariato il suo stile, chi ha apprezzato la prima stagione probabilmente apprezzerà anche questo secondo capitolo.
- Di conseguenza, chi non ha apprezzato la prima stagione probabilmente continuerà a non apprezzare questa serie.

04. Bojack Horseman - 4ª stagione [Netflix]
Bojack Horseman si conferma una delle migliori serie tv animate degli ultimi anni, grazie al suo solito carico di irriverenza che in questa quarta stagione viene affiancato da una maggiore attenzione verso il passato del protagonista Bojack. Una serie che, col passare degli anni, si dimostra ancora in crescita mantenendosi su alti livelli.

+ Si mantiene lo stile irriverente della serie, con un tocco di malinconia in più.
+ Lodevole la scelta di adottare soluzioni narrative variegate ed interessanti.
- Alcune puntate sono un po' troppo incentrate sui personaggi secondari.

03. Better Call Saul - 3ª stagione [AMC]
Se la prima stagione era per lo più introduttiva e nella seconda si iniziavano a vedere i primi 'movimenti' importanti dei personaggi, in questa terza stagione Better Call Saul spicca finalmente il volo grazie all'intreccio delle vicende di Saul e Mike (arricchito dall'entrata in scena di un altro grande personaggio di Breaking Bad, Gus Fringe) e si comincia veramente a capire l'ambiente della città di Albuquerque prima dell'avvento di Mr. Heisenberg. Di conseguenza, questa terza stagione è la migliore di Better Call Saul, aspettando la quarta (e probabilmente ultima).

+ Oltre alla solita scorrevolezza, c'è un maggiore coinvolgimento visto che si entra nel vivo della trama della serie.
+ La sempre ottima regia di Vince Gilligan.
- Manca ancora un pizzico di dinamicità.

02. 13 Reasons Why - 1ª stagione [Netflix]
"Tredici" è stata la serie rivelazione dell'anno. Ispirata all'omonimo romanzo di Jay Asher, questa serie è riuscita ad attirare l'attenzione per aver toccato temi delicati come il suicidio, la depressione ed il bullismo, suscitando varie controversie per la durezza di alcune scene.

Una serie che fa vedere l'ambiente delle high school americane in un'ottica più oscura e pessimista.
+ Colonna sonora bellissima.
- Non tutte le 13 mini-storie hanno lo stesso impatto, alcune risultano un pò deboli.

01. Twin Peaks - 3ª stagione [Showtime]
Il ritorno, dopo venticinque anni, di Twin Peaks per me è stata la vera perla di questa annata di serie tv. Chi si aspettava una stanca operazione commerciale nostalgica deve ricredersi perché questa terza stagione, trasmessa su Showtime, è un'opera imprevedibile ed enigmatica, esaltata dallo stile inconfondibile di David Lynch.

+ Questa terza stagione è stata concepita da Lynch e Frost come un film suddiviso in diciotto episodi, quindi non va considerata come una normale serie tv ma come un'esperienza visiva da vivere puntata dopo puntata. Qualcosa di "diverso" dalle altre serie tv odierne.
+ In stile 'lynchiano' è anche il grande risalto agli effetti sonori e alla musica, ed infatti la colonna sonora (Nine Inch Nails, Eddie Vedder, Chromatics) 'odora' già di cult.
+ L'episodio 8 <3
- Alcune situazioni secondarie sono state poco approfondite.
- Sarebbe stato bello vedere David Bowie di nuovo nel ruolo dell'agente Phillip Jeffries.

giovedì 9 febbraio 2017

BLACK MIRROR - 3ª STAGIONE


Black Mirror è una serie tv atipica in quanto non solo dura poco e ogni episodio è a sè stante, ma anche perché, nonostante questo, è riuscita a plasmare uno stile inconfondibile: da un lato inquietante ed amara (a tratti crudele), dall'altro intelligente e capace di stimolare riflessioni interessanti sul mondo di oggi, e su ciò che potrebbe diventare con il progredire dell'evoluzione tecnologica. La terza stagione della serie ideata dal produttore inglese Charlie Brooker è sbarcata su Netflix ed è composta da sei puntate. Lo stesso numero di puntate trasmesse finora nelle due stagioni precedenti (se si esclude l'episodio natalizio del 2015).

Il giudizio su questa terza stagione è decisamente positivo, perché mantiene lo stile caratteristico di Black Mirror aggiungendo delle novità che ne arricchiscono la visione, confermandosi come una delle mie serie tv preferite del momento.

Di seguito l'analisi delle singole puntate (attenzione presenza di spoiler):


03x01 : Caduta libera (Nosedive)
La terza stagione inizia subito ad alti livelli. In questa puntata viene immaginata una società completamente "social", dove le persone possono votarsi a vicenda su una scala da 1 a 5. E' una società apparentemente felice nella quale tutti sono gentili e cordiali, ma allo stesso tempo finta e crudele, perché chi non si adegua al 'meccanismo' dei like e dei rating viene relegato ai margini. La puntata da molti spunti su cui riflettere, visto che tocca un argomento (quello dei social network) che ci riguardano già adesso: in questo caso ci viene mostrata una sorta di trasposizione sulla 'vita reale' di quello che succede oggi, cioè la ricerca a volte maniacale di visualizzazioni e gradimenti. La puntata in sè quindi è molto apprezzabile anche se un pò scontata, visto che già dal titolo si può intuire come potrà andare a finire per la protagonista Lacie (interpretata da un'ottima Bryce Dallas Howard). Ma il finale, con quelle urla liberatorie, fa intendere che in realtà quello che conta di più è essere sè stessi, abbandonando le sovrastrutture che, in un modo o nell'altro, opprimono i nostri bisogni di libertà.
Voto: * * * *


03x02 : Giochi pericolosi (Playtest)
E' la puntata horror della stagione: qui infatti vengono inseriti elementi tipici di quel genere, dalla suspense ai luoghi inquietanti, perfino ai 'mostri'. I temi principali sono due. Da un lato il mondo dei videogiochi, che puntano ad essere sempre più realistici, in questo caso arrivando ad un livello quasi ossessivo e oltre la legalità. Dall'altro le nostre paure, quelle più nascoste ed inspiegabili, che non vogliamo che vengano fuori, e che proprio per questo possono diventare più pericolose del previsto. Nonostante il 'gioco della matrioske' su cui si basa la puntata crei un buon livello di tensione, è stato l'episodio che mi ha coinvolto di meno, probabilmente perché non sono un appassionato di film horror nè tantomeno di videogiochi.
Voto: * *


03x03 : Zitto e balla (Shut up and dance)
E' la puntata più "shockante", ma anche quella che ricorda maggiormente lo stile classico di Black Mirror. Un thriller che disorienta e crea inquietudine, nel quale viene mostrato il degrado di una società dove tutti a loro modo sono dei peccatori, e che quindi devono pagare. Protagonista della puntata è l'adolescente Kenny, che dovrà affrontare prove sempre più impegnative e fuori dalla legalità, fino a giocarsi la vita pur di tenere nascosto il proprio inconfessabile segreto. Questo episodio descrive un mondo non molto lontano dal nostro, con persone che vivono con scheletri nell'armadio (tradimenti, perversioni, pregiudizi) da nascondere ad ogni costo, e con apparecchi tecnologici (computer e cellulari) controllati a nostra insaputa e che, nelle mani sbagliate, possono trasformarsi in armi di ricatto potentissime.
Voto: * * * *


03x04 : San Junipero
Eccolo, il capolavoro non solo della terza stagione ma di tutta la serie. Una puntata talmente bella ed interessante che avrebbero potuto farci tranquillamente un film vero e proprio, nella quale vengono toccate due tematiche forti come la morte e l'amore: due argomenti che, grazie alla tecnologia avanzata, stavolta possono convivere. Temi a quanto pare cari al regista Owen Harris, che ha diretto anche la prima puntata della seconda stagione (Torna da me - Be right back). La questione viene posta sul fatto se sia più umano accettare la morte e l'idea della fine o scegliere di vivere per l'eternità quando entra in gioco un sentimento forte come l'amore. Infatti in questa puntata la tecnologia non viene descritta come un elemento che invade la società, bensì come qualcosa che può creare delle opportunità un tempo impensabili, diventando quindi una fonte inaspettata di felicità. La storia è incentrata su due giovani donne (Kelly e Yorkie) che si incontrano nella città virtuale di San Junipero e che si innamorano l'una dell'altra. I loro 'veri' corpi in realtà sono agli sgoccioli della vita, ma le loro menti e le loro anime sono tutt'altro che in decadimento, e pur avendo visioni opposte sulla morte dovranno decidere se vivere insieme in eterno a San Junipero, che altro non è che l'emblema dell'irrealtà e della libertà fittizia: una realtà artificiale dove non esiste morte nè dolore nella quale paradossalmente le due protagoniste provano sentimenti autentici. E' una puntata atipica per Black Mirror, dove l'inquietudine e la tensione lasciano spazio a colorate atmosfere anni Ottanta e a riflessioni sulla ricerca della felicità, e probabilmente è proprio questa sua 'diversità' a dare quel qualcosa in più a questa terza stagione. E poi un pò mi ha ricordato Mulholland Drive, ed è un altro punto a suo favore.
Voto: * * * * *


03x05 : Gli uomini e il fuoco (Men against fire)
Questa puntata segue il filone bellico e fantascientifico. Protagonista è un soldato (Stripe) che, per puro caso, si rende conto di quanto la tecnologia stia influenzando non solo le sue azioni ma anche quelle di tutto l'esercito di cui fa parte. La riflessione è stimolante perché riguarda un aspetto della nostra natura: sentirsi meno coinvolti emotivamente quando succede qualcosa che non ci 'tocca' direttamente. Se oggi proviamo meno empatia per situazioni che sentiamo come lontane, in un futuro sarà allo stesso modo più semplice poter compiere azioni violente a 'qualcuno' che non vediamo come nostro simile, sia come stile di vita che soprattutto come sembianza fisica. Questo fa sottintendere che la nostra 'umanità' non sia nient'altro che un ostacolo per i loschi progetti governativi del futuro. Un grande inganno che schiaccerà il protagonista, che alla fine preferirà vivere nella menzogna piuttosto che convivere con la dura realtà.
Voto: * * * *


03x06 : Odio universale (Hated in the nation)
La puntata finale della stagione ha i connotati del film vero. Fondamentalmente si tratta di un thriller/poliziesco nel quale vengono toccate le tematiche dello sfruttamento ambientale e soprattutto dei social network (ricollegandosi alla prima puntata). Qui infatti viene estremizzata l'idea di gogna mediatica che già esiste oggi, ipotizzando cosa potrebbe succedere se qualcuno decidesse (con l'aiuto della tecnologia distorta) di mettere 'in pratica' l'odio che tutti i giorni viene filtrato dall'immediatezza dei social network. Il ribaltamento finale, dove i carnefici 'virtuali' diventano vittime del loro stesso odio, è in tipico stile Black Mirror e chiude questa terza stagione.
Voto: * * *


giovedì 6 ottobre 2016

NARCOS - 2ª STAGIONE


E dopo quella di Gomorra è arrivata anche la seconda stagione di Narcos, la sorprendente serie tv di Netflix incentrata sulla figura del più grande narcotrafficante della storia, Pablo Emilio Escobar Gaviria.

Intanto c'è da dire che questo secondo capitolo non è altro che il naturale proseguimento del primo, visto che non ci sono sostanziali differenze tra i due e che, anzi, sembrano far parte di un unico blocco continuo. Di conseguenza i punti forti della serie sono rimasti gli stessi che hanno fatto la fortuna della prima stagione: i dialoghi in spagnolo non doppiati (ricordo che Wagner Moura, essendo brasiliano, non è madrelingua spagnolo), l'inserimento di immagini d'archivio autentiche e una fotografia pulita e curata.

Per quanto riguarda la storia, ammetto che non sia facile giudicare una serie dai connotati biografici nella quale inevitabilmente manca un pò l'effetto sorpresa, visto che si basa su fatti realmente accaduti. E' anche vero che l'intreccio tra realtà e fiction spesso sia labile, quindi è meglio fare una analisi su ciò che la serie vuole comunicare piuttosto che attenersi alla sequenza dei fatti. Narcos, come altre serie del filone "gangster/poliziesco", vuole mostrarci 'come funziona' in un paese dove regna l'illegalità, nel quale i 'buoni' si alleano con i 'cattivi' pur di raggiungere un obiettivo comune, nel quale non esistono valori genuini ma solo sete di soldi, nel quale un uomo può diventare uno dei più ricchi al mondo ma può anche perdere tutto in poco tempo. E' questa l'ottica con la quale è stata concepita questa serie, non ponendosi l'obiettivo di essere un mero documentario, e l'avvertenza prima di ogni puntata ne è la dimostrazione.


Ma tornando alla storia, se la prima stagione ha seguito le tappe dell'ascesa al potere di Pablo Escobar, un uomo tanto temuto dalle autorità quanto amato dalla gente del suo paese, la seconda stagione invece ne racconta l'inesorabile declino fino alla morte avvenuta il 2 Dicembre del 1993. Il declino non solo del 'Patron' (come lo chiamano i suoi sicari) ma in generale dell'uomo Escobar, in continua fuga, sempre più odiato, ormai solo e logorato nel fisico. Ed è proprio questa la novità di Narcos2: la focalizzazione sull'uomo. Essendoci un pò meno azione, è stato dedicato più spazio al lato psicologico di Escobar, facendo emergere le sue paure e fragilità, fino ad arrivare alla sua vita privata e al suo rapporto stretto con la famiglia.

Infine, piccola parentesi su due personaggi secondo me importanti all'interno della stagione. Il primo è il padre di Escobar, che compare solamente in due puntate ma che in un certo senso sancisce la fine 'morale' di Pablo. Il secondo è Limòn, un tassista dall'animo buono che viene risucchiato dal vortice del 'giro' criminale, perdendo tutto pur di rimanere al fianco di Escobar fino alla fine.

Purtroppo le recenti dichiarazioni di Sebastian Marroquin, il figlio di Escobar, sui presunti errori storici sparsi qua e là nella serie (ne individua ben ventotto) fanno un pò pensare, però nel suo genere Narcos si conferma una buona serie che merita di essere vista.

Ma la domanda adesso è una: la terza stagione riuscirà a mantenersi su questi livelli anche senza Pablo Escobar?


giovedì 30 giugno 2016

GOMORRA - 2ª STAGIONE


*AVVISO: presenza di spoiler*

Si è conclusa anche la seconda stagione di Gomorra e il giudizio generale è molto positivo.

Intanto posso dire che Gomorra si afferma definitivamente come la serie più importante del panorama italiano insieme a Romanzo Criminale. E questo grazie ad un racconto crudo e realistico della malavita napoletana e dell'ambiente in cui essa è radicata.

Ma di differenze tra la prima stagione e la seconda ce ne sono eccome.

La seconda stagione si è concentrata quasi esclusivamente sull'evoluzione delle vicende riguardanti la gestione delle piazze di Secondigliano e Scampia, dall'ascesa di Ciro Di Marzio e della sua alleanza fino al ritorno prepotente di Pietro Savastano. Stavolta non è stato lasciato quasi alcuno spazio a vicende 'extra', ad eccezione della storia di Marinella (nuora di Scianel, ndr) che comunque alla fine si è intrecciata con la vicenda principale. La prima stagione invece, almeno nella prima parte, ha avuto più un ruolo introduttivo e descrittivo sui modi di agire della famiglia Savastano e in generale della Camorra. Basti pensare alla storia degli africani e a quella delle elezioni politiche, utili a capire le varie sfaccettature della criminalità organizzata ma meno importanti ai fini delle vicende di potere che hanno coinvolto il clan di Don Pietro.

Un altro aspetto fondamentale, e grandioso, della seconda stagione è la focalizzazione sui personaggi. Grazie alla nascita dell'alleanza tra i vari boss, in Gomorra 2 vengono introdotti tanti nuovi personaggi (Scianel, O' Principe, O' Mulatto, Patrizia, Lelluccio) e nello stesso tempo vengono caratterizzati alcuni personaggi più marginali della prima stagione, dandone maggiore risalto (O' Nano, Malammore e soprattutto O' Track), e rivelando alcuni aspetti 'inediti' di alcuni dei personaggi principali (Salvatore Conte, Don Pietro). Non a caso alcune puntate ruotano intorno ad un unico personaggio, con il fine di creare una forte empatia nello spettatore, come successo con Scaniel, Conte e O'Principe. Meno risalto invece è stato dato ai due protagonisti della serie, Ciro e Genny, anche se ad un'analisi più attenta si capisce che sia l'uno che l'altro abbiamo avuto un'evoluzione importante nel corso della serie. Ciro dallo scugnizzo ambizioso della prima stagione si è trasformato in un leader intelligente ma consapevole di vivere in una realtà troppo dura anche per lui. Genny invece è rimasto in ombra in parecchie puntate ma alla fine, grazie alla sua furbizia e alla sua freddezza, è riuscito ad ottenere tutto ciò che Ciro, sconfitto, nel frattempo ha perso: il potere, gli affari e una nuova famiglia, slegandosi finalmente dalla figura opprimente del padre. Ed aggiungo che il fatto che loro due siano le figure fondamentali della serie si capisce anche dalla puntata girata a Trieste, dove i due si trovano faccia a faccia per la prima volta dopo i fatti della prima stagione: una delle puntate migliori, dove il livello di tensione è altissimo.


Un'altra cosa, i morti. E' quello che molti si aspettavano e in questo senso gli sceneggiatori hanno accontentato il pubblico. Indubbiamente in questa seconda stagione ci sono state molte morti, alcune anche molto violente e 'controverse', come quella di Maria Rita (figlia di Ciro, ndr), che ha provocato non poche polemiche sui social network. Ma la criminalità organizzata è anche questo: non si fa problemi ad uccidere nessuno. Gomorra è una serie cruda e auto-censurarsi non avrebbe avuto senso.

Infine, se il finale della scorsa stagione lasciava intravedere delle prospettive molto interessanti (il ritorno di Don Pietro e la vendetta di Genny verso Ciro), con la morte di Don Pietro e di quasi tutti i boss della zona la prospettiva è un grosso punto interrogativo. Questo può togliere un po' di aspettativa ma gli scenari che si apriranno nella terza stagione, essendo meno delineati, possono essere molteplici e intriganti.